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Onu, Palazzo di vetro? Anche no!

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01.09.2026

Con Bachelet avremmo avuto sicuramente Nazioni Unite più queer. E forse sarebbe stato perfetto per un’organizzazione che ormai sembra molto più a suo agio con le parole, le identità e il “gender” che con il mondo reale quando il mondo reale comincia a sparare. La candidatura della cilena, del resto, non arrivava per caso: presidente del Cile, direttrice esecutiva di Onu Donne, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Insomma, casa sua. Attentissima “all’inclusività”, come si conviene. Adesso però Bachelet è finita parecchio indietro. Nel secondo straw poll, quello del 21 agosto, è stata Carolyn Rodrigues-Birkett, candidata della Guyana, a passare in testa con otto “encourage”, davanti a Rebeca Grynspan e Rafael Grossi, entrambi a sette. Bachelet è fuori dalla partita di testa. Il prossimo Segretario generale potrà pure essere meno interessato a certe battaglie culturali. Okay. Ma non è detto che sia meno Guterres. E poi c’è Grynspan. Sempre nel gruppo di testa. Guterres l’ha voluta all’Unctad. Di rotture, per ora, neanche l’ombra.

Prendiamo Israele. Il Palazzo di Vetro ha sempre qualcosa da dire. Le risoluzioni non mancano mai. E neppure le accuse. Nel 2025 l’Assemblea generale ha approvato 15 risoluzioni riguardanti Israele. Quelle di condanna degli altri Paesi sono state 11.........

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