Il distruttore dell’Occidente e l’affossato delle democrazie
L’episodio delle critiche di Donald Trump a Giorgia Meloni, insieme all’attacco rivolto al Papa, non è un incidente isolato né una semplice intemperanza verbale. È piuttosto il sintomo di una fase storica in cui politica interna, strategia globale e comunicazione si intrecciano in modo sempre più pericoloso, fino a rendere indistinguibili le mosse tattiche dalle scelte di lungo periodo.
La questione dello Stretto di Hormuz rappresenta, da questo punto di vista, un banco di prova decisivo. Non si tratta soltanto di una crisi regionale, ma di un nodo strategico vitale per l’economia globale e, in particolare, per l’Europa. Il rifiuto o l’esitazione europea – e italiana – nel partecipare a un’azione più incisiva per garantirne la sicurezza viene letto da Trump come un segnale di debolezza. E, in parte, è difficile negare che questa lettura trovi un qualche fondamento: l’Europa continua a mostrarsi divisa, esitante, incapace di assumere fino in fondo il peso delle proprie responsabilità geopolitiche.
Ma proprio qui si apre il primo paradosso. Questa esitazione, che nasce anche dal timore di un’escalation incontrollabile, rischia di produrre effetti opposti rispetto a quelli desiderati. Se l’Occidente non riesce a contenere efficacemente l’espansione strategica........
