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Demostene, Isocrate e la nascita dell’ellenismo

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Da un punto di vista storiografico rigoroso, nessuna epoca storica nasce veramente in un giorno preciso. Le date con cui gli storici delimitano i grandi periodi della civiltà hanno quasi sempre un valore convenzionale: servono a orientarsi nel fluire continuo della storia, a fissare soglie cronologiche relativamente condivise, a rendere intelligibile un processo immensamente più complesso e graduale. Nessuno storico serio pensa davvero che il Medioevo sia “cominciato” esattamente nel 476 d.C., o che il Rinascimento sia apparso improvvisamente in un determinato anno, quasi come una creazione istantanea. Le civiltà maturano lentamente; le idee si preparano nel sottosuolo dei secoli; le trasformazioni politiche e culturali producono a lungo i propri prodromi prima di diventare pienamente visibili.

Forse soltanto alcune grandi religioni universali consentono una datazione relativamente più precisa, perché legate alla figura storica di un fondatore: il cristianesimo alla vicenda di Gesù di Nazareth e della prima comunità apostolica, l’islam alla predicazione di Maometto. Ma perfino in questi casi le radici spirituali e culturali precedono largamente l’evento fondativo.

L’età ellenistica non sfugge naturalmente a questa regola generale della storia. Tradizionalmente gli studiosi ne collocano l’inizio nel 323 a.C., anno della morte di Alessandro Magno. La scelta è comprensibile: con la scomparsa del conquistatore macedone si dissolve infatti l’unità del suo impero e comincia la lunga vicenda dei regni ellenistici dei diadochi. Eppure, col passare del tempo, molti storici hanno osservato che una trasformazione così immensa non poteva essere nata improvvisamente dalla morte di un solo uomo. Un mondo storico non compare dal nulla; esso si prepara lentamente attraverso tensioni, crisi, mutamenti politici, trasformazioni culturali e persino conflitti teorici che lo precedono spesso di decenni.

Per questo diversi studiosi moderni hanno progressivamente spostato all’indietro le radici dell’ellenismo, fino a individuare nel IV secolo greco il grande laboratorio spirituale della nuova epoca.

Fu soprattutto Johann Gustav Droysen a comprendere la portata epocale di quella transizione. Nella sua monumentale Geschichte des Hellenismus, Droysen non interpretava l’ellenismo come semplice decadenza della Grecia classica, secondo il pregiudizio di molta cultura ottocentesca, ma come una nuova forma storica: l’universalizzazione dello spirito greco. L’ellenismo, per lui, non nasceva semplicemente da una conquista militare; nasceva dal superamento del particolarismo della polis. La Grecia cessava di essere soltanto un sistema di città indipendenti e diventava il centro irradiatore di una civiltà cosmopolitica destinata a fondersi con l’Oriente.

Per questo Droysen guardava a........

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