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Il fango del teorema ideologico

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08.06.2026

Il tribunale di Firenze ha archiviato le indagini su Silvio Berlusconi e ha smantellato le inchieste di procure che per trent’anni hanno spacciato la balla del Cav colluso con la Mafia stragista. Un’invenzione assurda. Una tesi fantasiosa senza riscontri alla ricerca - tutta propaganda e inquinamento dei pozzi - di “un mandante occulto”. Fuffa.

Infatti, la motivazione della sentenza di archiviazione parla chiaro: assenza totale di elementi, manca qualunque tipo di evidenza dei contatti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. “Nessun riscontro”, in 30 anni. La cosa grave che dovrebbe indignarci tutti, da cittadini, è che sia la sesta volta che questa assurda ricostruzione viene archiviata: in tre decenni le indagini sono state archiviate e riaperte, formalmente, 5 volte. Ma la verità è che nessuno sa precisamente quante: è il fango del teorema ideologico dettato dall’utilizzo sistematico del trucchetto della clonazione dei fascicoli di indagine.

In un paese fondato sul culto del processo mediatico e sulla incivile saldatura tra alcune redazioni e alcune procure i fatti non contano: contano i sospetti e capita di trasformare le illazioni in sentenze. Come ha contribuito a fare la procura di Firenze, non da ultima, associando - completamente a caso - la nascita del partito di Forza Italia alle stragi del 1993 di cinque mesi prima. Il parafulmine di qualunque nefandezza occorsa su suolo italiano. Un nesso logico scriteriato, proprio come il delitto di Garlasco avvenuto giusto 3 mesi dopo la doppietta di Inzaghi al Liverpool che valse al Milan la Champions League 2007 ad Atene. Roba da matti.

Nessuno oggi può mettere in dubbio che Silvio Berlusconi sia stato oggetto di un accanimento politico-giudiziario; è ormai consacrato e acquisito a patrimonio nazionale. L’Odissea che lo ha investito, rendendolo martire e simbolo di una persecuzione senza pari, vede 36 procedimenti e 90 filoni, più di 4000 udienze. Una sola condanna. Fiscale. Numeri da barzelletta se la cosa non fosse drammatica. Una caccia di 30 anni tra flop e false accuse (ardite, assurde, e sostenute da una macchina investigativa dalle risorse illimitate) che aveva un unico obiettivo: farlo fuori.

E c’è un elemento che dovrebbe scandalizzare: la circostanza allarmante del tempismo. Succede tutto in 29 anni. I procedimenti penali a suo carico, infatti, hanno avuto inizio quando entrò in politica: nel 1994, l’anno del primo avviso di garanzia recapitatogli quando, da Presidente del Consiglio, presiedeva a Napoli una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata. Gli fu annunciato il giorno prima - antesignano del metodo manettaro e sensazionalistico a cui oggi........

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