Alluvione a Livorno, Giannini: «I livornesi hanno avuto la forza di socializzare e rialzarsi»
Alluvione a Livorno, Giannini: «I livornesi hanno avuto la forza di socializzare e rialzarsi»
Le riflessioni del professore di storia e filosofia al liceo Niccolini Palli «I “bimbi motosi” segnale importante di speranza ma anche di malinconia»
LIVORNO. Lamberto Giannini, docente di storia e filosofia al liceo classico Niccolini Palli e fondatore e regista della compagnia teatrale Mayor Von Frinzius, condivide alcune riflessioni in merito all’alluvione che ha travolto Livorno nel 2017. Riflessioni sull’impegno dei giovani, sulla storicità e l’immediatezza si intrecciano con la testimonianza diretta di una tragedia che ha sicuramente segnato questa città. La filosofia utilizzata come chiave di volta per mettere in luce aspetti sociali, antropologici e pedagogici derivanti da un evento tragico di questa portata.È possibile osservare, ancora oggi, i segni materiali dell’alluvione del 2017?«Viale Nazario Sauro, i Tre Ponti che sono in fase di ricostruzione, il Rio Ardenza dove sono stati fatti altri interventi, sono i luoghi cardine della tragedia. Tutti segni di un’incuria generalizzata in Italia che ovviamente, a livello amministrativo, qualcuno gestisce meglio e qualcuno gestisce peggio. Livorno è una città che tiene molto a se stessa, quindi quella perdita di energia a settembre è stata accompagnata dall’impressione di vivere un incubo. Segni materiali di distruzione, ma segnali positivi di ricostruzione; infatti c’è stata una capacità di socializzare e rialzarsi. Il fatto di dover lavorare è stato un elemento che ti decentra dalla tragedia e ti permette di acquisire nuova energia, il fenomeno dei “Bimbi motosi” ne è stato l’esempio».Cosa hanno rappresentato le........
