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Travaglio e la nostalgia giustizialista e forcaiola per il vecchio rito inquisitorio: l’articolo 111 non è una “boiata”

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19.03.2026

A tre giorni dal voto, vale la pena fare una riflessione pacata sugli argomenti di chi si oppone alla riforma. Il fronte del No si presenta agli elettori come il custode intransigente della Costituzione, mobilitato per difendere l’indipendenza dei giudici dalle presunte ingerenze della politica. Eppure, basta riprendere le parole di uno dei suoi esponenti più rappresentativi, per farsi un’idea di come la pensano davvero.

Nel suo editoriale di ieri sul Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, senza troppi giri di parole, definisce testualmente “una boiata” l’articolo 111 della nostra Carta. Si tratta del passaggio fondamentale che sancisce il “giusto processo“, la presunzione di innocenza e la perfetta parità tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo. Nello stesso pezzo, Giuliano Vassalli – il giurista e partigiano che nel 1989 archiviò il vecchio codice fascista Rocco per introdurre in Italia il rito accusatorio – viene liquidato come un “pessimo ministro”.

Sono parole rivelatrici, che spostano il dibattito dalla mera cronaca politica alla cultura giuridica. Chi definisce una “boiata” la parità tra le parti non sta semplicemente difendendo l’unitarietà della carriera dei magistrati. Sta esprimendo una radicata insofferenza verso le garanzie liberali dello Stato di diritto. Emerge quindi, nelle ultime battute della campagna, una nostalgia schiettamente giustizialista e – si può dire? – forcaiola per il vecchio rito inquisitorio: un sistema in cui l’autorità inquirente del pubblico ministero era strutturalmente sovraordinata, e il cittadino partiva di fatto da una posizione di netto svantaggio.

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Il nodo del referendum è tutto qui. Disprezzare l’articolo 111 significa svuotare la Costituzione della sua anima garantista, utilizzandola unicamente come scudo per proteggere lo status quo corporativo. Domenica e lunedì non si tratta di punire o attaccare la magistratura. Si tratta, molto più semplicemente, di scegliere se completare o meno la riforma di Vassalli, garantendo finalmente a ogni cittadino di potersi difendere davanti a un arbitro che non indossi la stessa maglia dell’accusa.

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