I conti in tasca. Carburanti e bollette, l’effetto guerra fa paura: "Aumenti da incubo"
Anconetani preoccupati per i rincari che pesano nella vita quotidiana. Per un nucleo familiare tipo, la spesa annua complessiva per energia. potrebbe crescere di circa 370 euro. Così cambiano le abitudini.
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La guerra tra Stati Uniti e Iran bussa anche alle porte degli anconetani. Non solo come notizia proveniente dal Golfo Persico, ma come emergenza concreta che rischia di modificare le abitudini quotidiane di tanti cittadini: come e quanto si accendono i termosifoni o i condizionatori, come ci si sposta per andare al lavoro, quanto pesa in tasca fare il pieno di carburante, quanto gli aumenti incidono sui trasporti e, di conseguenza, sui prezzi della spesa delle famiglie. ma anche altro: smart working? Dad? Circolazione delle auto a targhe alterne? Il nodo centrale è rappresentato dallo Stretto di Hormuz, il corridoio marino attraverso cui transita molto del petrolio e del gas destinati all’Europa. Se la situazione attuale dovesse prolungarsi, l’Italia si troverebbe a fare i conti con scorte di carburante molto limitate.
Il gas è il fronte meno critico: le riserve italiane sono al 44%, le più alte in Europa, e il prezzo sul mercato – pur in forte rialzo – non ha ancora raggiunto i livelli-record della crisi ucraina. Più delicata la situazione dei carburanti derivati dal petrolio, con filiere di raffinazione difficili da riorganizzare in tempi brevi. L’impatto sulle famiglie è già in atto. Da aprile, l’Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) ha aggiornato le tariffe per i circa cinque milioni di clienti ancora in regime di maggior tutela: la bolletta del gas cresce del 19,2%, con il costo al metro cubo che balza da 37 a oltre 55 centesimi. Quella della luce segna un +8,1%. Per un nucleo familiare tipo, la spesa annua complessiva per energia potrebbe crescere di circa 370 euro rispetto alle previsioni precedenti al conflitto. Un conto che pesa soprattutto su pensionati e famiglie monoreddito. I tecnici del ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica stanno mettendo a punto un aggiornamento del piano di emergenza del gas naturale del 2023, adattandolo agli scenari aperti dalla guerra. Sul tavolo ci sono anche le dieci raccomandazioni che l’Agenzia internazionale dell’energia aveva diffuso il 20 marzo scorso: dal potenziamento dello smart working alla limitazione della velocità sulle strade, dal razionamento dei carburanti alle targhe alterne per ridurre il traffico nei centri urbani. Misure simili a quelle del periodo dell’Austerity del 1973-74 che il governo non ha ancora adottato, ma che non esclude in caso di peggioramento. Tra le ipotesi circolate nell’ultima settimana c’è anche il ritorno alla didattica a distanza, avanzato dal sindacato Anief come misura conseguente all’eventuale smart working generalizzato per i dipendenti pubblici. Il ministro dell’istruzione Valditara ha chiuso la porta senza esitazioni: la Dad non è prevista per questo finale d’anno scolastico, anche perché – ha ricordato – l’esperienza del Covid ha mostrato i danni psicologici ed educativi che quella soluzione ha prodotto, soprattutto sugli studenti più fragili. I primi segnali concreti della crisi si vedono negli scali aerei. Vari aeroporti hanno già imposto limitazioni ai rifornimenti. Il governo per ora mantiene un profilo di cautela, escludendo misure drastiche nell’immediato. Ma il tempo stringe: se il conflitto non si allenta, le scelte difficili potrebbero arrivare prima del previsto. Gli anconetani intervistati sono preoccupati, non solo per gli effetti già riscontrabili alla pompa di benzina o di gasolio – prezzi medi nazionali: benzina a 1,789 euro al litro e gasolio a 2,181 euro –, ma per una situazione internazionale di cui, almeno per ora, non si vede la fine e, dunque, non si riescono a capire le future conseguenze.
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