Il caso di via Po: "Quell’area agricola deve essere tutelata"
La Commissione Urbanistica, convocata nei giorni scorsi per fare il punto sulla delocalizzazione delle palazzine di via Po, non ha sciolto tutti i dubbi che da tempo agitano i residenti di Vallevenere. L’incontro, richiesto per chiarire l’iter seguito dall’Amministrazione, ha visto l’illustrazione tecnica del dirigente Maurizio Piccioni. Un appuntamento arrivato qualche settimana dopo la diffida inviata all’amministrazione, all’ufficio ricostruzione e a due dirigenti, da parte dei residenti contrari alla trasformazione di una zona agricola in un terreno edificabile, per potervi delocalizzare tutte le abitazioni di via Po, incluse nei danni del terremoto 2016. Il terreno dove dovrebbero sorgere tre palazzi a 3 e 4 piani è di proprietà di un costruttore ascolano, che lo ha acquistato nel 2019.
"Nella commissione – spiega il consigliere di minoranza Gregorio Cappelli – non era purtroppo presente il sindaco Marco Fioravanti, quindi non è stato possibile affrontare la questione sul piano politico. Ho comunque esposto i dubbi emersi da tempo, anche attraverso il confronto con residenti e gli articoli della stampa. La relazione del dirigente Piccioni è stata molto tecnica e ha confermato che il Comune non gioca un ruolo attivo: la partita è tra l’Ufficio speciale ricostruzione, che eroga i contributi, e i privati che devono essere delocalizzati".
Secondo la relazione tecnica, il Comune potrebbe intervenire soltanto in caso di una proposta formale. L’eventuale variante urbanistica passerebbe poi attraverso una conferenza dei servizi, chiamata a valutare l’idoneità dell’area individuata dai privati. "Al Comune a quel punto tocca recepire l’esito della conferenza – aggiunge Cappelli –. Può farlo o non farlo, ma da quanto ho capito non c’è alcuna intenzione di opporsi".
Una posizione che però non convince del tutto. "Non si tiene conto della realtà del luogo – osserva il consigliere –. Parliamo di una zona agricola e verde, che richiederebbe un cambio di destinazione d’uso. Se esistono alternative migliori, sarebbe opportuno esplorarle. Politicamente ritengo inopportuno percorrere questa strada: non siamo una città priva di aree edificabili o immobili da recuperare". Il tema del consumo di suolo resta centrale. "Quando si parla di compensazione con la demolizione in via Po – prosegue – si dimentica che qui si andrebbe a costruire in un’area agricola. Se ci sono possibilità di risparmiare denaro pubblico e tutelare il territorio, perché non valutare tutte le soluzioni?". Cappelli annuncia che il confronto con i residenti di Vallevenere proseguirà. "A questo punto è opportuno aprire un’interlocuzione anche con l’Ufficio speciale ricostruzione, per capire l’iter che ha portato alla situazione attuale. Ora abbiamo le risposte tecniche della Commissione; resta da capire se portare la questione in Consiglio. Non abbandoniamo i cittadini: comprendiamo le esigenze di via Po, ma anche quelle di Vallevenere, che è una zona agricola e verde".
