Longevità, la ricetta di Ongaro: "Vivere a lungo? No, vivere meglio"
Il medico e pioniere della medicina preventiva presenta il suo ultimo libro oggi alle 16 al Palazzo del Ridotto
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Buona volontà associata a poche regole certe, trasparenti e oneste. E’ apparentemente semplice la formula della longevità di Filippo Ongaro, il medico dei 550 mila followers tra Facebook e Instagram, che sarà oggi alle 16 al Palazzo del Ridotto. Ma l’enunciazione delle regole evidentemente non basta se è vero che ad ogni occasione in cui interviene il suo seguito si infoltisce.
Dottor Ongaro, a cosa è dovuto il suo successo?
"Credo che sia il risultato di tanti anni di coerenza senza seguire le mode. Soluzioni miracolose non ce ne sono se non mangiare poco e meglio, fare attività fisica, evitare lo stress".
Quello della longevità sta diventando un mito. Cosa le chiede la gente?
"Emerge soprattutto la frustrazione tra il desiderio della cura di sé e la fatica a inserirla nella vita quotidiana. Il pubblico che mi segue non cerca la soluzione miracolosa ma la consapevolezza che nella vita occorra valorizzare elementi importanti spesso scalzati da altre urgenze. Le persone cercano, dunque, un aiuto per cambiare in concreto certi stili di vita".
C’è una responsabilità nel dare risposte sulla longevità?
"Certo. Quella di non dire balle, di non illudere, di non propinare scorciatoie rispetto al lavoro individuale, e anche quella di non essere ansiogeni. Già la vita è complicata, se diciamo che tutto fa male diventa difficile che poi si accettino le regole. C’è bisogno anche di compensi per vivere meglio. Mi sono basato sempre anche sulla coerenza, sono uno che fa ciò che predica. Mi alleno tutti i giorni, medito, mangio il giusto… Ma sono un privilegiato, ho una vita che mi permette di fare tutto questo. C’è chi non può".
Spostare il limite della nostra dipartita è un fatto matematico se si seguono certe indicazioni?
"Assolutamente no. Le variabili che incidono sulla durata della vita sono tantissime. Non tutte comprese sino in fondo. Si può vivere di più e ammalarsi di meno ma non di annullare un certo programma che riguarda gli anni della nostra vita. La genetica e l’esposizione nella fase precoce dell’esistenza hanno il loro peso. Bisogna gestire la propria salute per stare meglio ora e per avere qualche chance di stare meglio più avanti".
Qual è l’età massima a cui potremmo aspirare come essere umani?
"Il record è una donna francese, morta nel 1997, che ha raggiunto i 122 anni. Ma non è un’età a cui possiamo ambire in tanti. Incide una genetica protettiva che è prerogativa di pochissime persone. La vera sfida non è il record degli anni ma arrivare, per esempio, a 90 anni, lucidi e sulle proprie gambe, e non dopo 20 anni di patologie croniche. Io non parlo di estensione della vita ma di qualità della vita nelle età molto avanzate".
Elsa Bagni, dolcissima signora di 106 anni, la più anziana cesenate, ha la sua formula: mangiare poco e lavorare tanto.
"Ecco il tasto azzeccato: mangiare poco. Non ci sono persone molto longeve in sovrappeso. Chi arriva ad età avanzata in buone condizioni ha mantenuto i muscoli ma poco grasso, quindi un equilibrio tra quanto si consuma e quanto si ingerisce mantenuto nel corso della vita. Il grasso è un elemento di accelerazione della vecchiaia".
Lei è il primo medico italiano ad avere ricevuto la certificazione in medicina antiaging in USA. Cosa significa?
"Venivo dall’esperienza di 8 anni come medico dell’Agenzia Spaziale Europea e con gli astronauti ho iniziato a lavorare sull’invecchiamento. Nello spazio tre mesi valgono quanto dieci anni sulla terra se gli equipaggi non vengono trattati con un programma preventivo. Ho assistito alla nascita di questa disciplina negli Usa e ho avviato un impegno di conoscenza che mira a preservare la persona prima che si ammali".
Lei ha scritto 12 libri, da quale cominciare per apprendere ciò che serve per invecchiare meglio?
"Dall’ultimo, ‘Il mindset della longevità’ che presenterò oggi a Cesena. Rappresenta la mia evoluzione personale. Ma do un consiglio: leggiamo il libro ma poi diamoci da fare".
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