A Padova rider costretti a consegnare con 40 gradi, i sindacati contro la Regione
Il termometro supera abbondantemente i 35 gradi, l’asfalto brucia le gomme e il telefono resta sempre in mano, in attesa che l’app segnali una nuova consegna.
Per i rider padovani il grande caldo non significa fermarsi, ma continuare a pedalare o guidare per consegnare pranzi e cene. Per molti di loro interrompere il lavoro nelle ore più torride semplicemente non è un’opzione: significa rinunciare all’unica entrata della giornata.
In tanti si riparano sotto gli alberi di piazza Mazzini. Altri, invece, si riparano sotto gli ombrelloni dell’attività commerciale che ogni probabilità gli consentirà di trovare un nuovo ordine. Come Mohammed, arrivato dal Pakistan.
Il sole è alto, ma lui non si lamenta: «È un lavoro che devo fare per vivere», racconta con semplicità. Non ci sono molte alternative e ogni consegna vale qualche euro che, a fine mese, fanno la differenza.
Poco distante c’è Abdul, afghano. Racconta di aver seguito i corsi di sicurezza on line messi a disposizione dalla piattaforma: bere frequentemente, cercare zone d’ombra durante le attese, evitare di esporsi inutilmente al sole. «Cerco di seguire tutte le indicazioni», spiega, «ma quando arriva un ordine bisogna partire».
Mahmud, originario del Bangladesh, indossa una maglia a maniche lunghe nonostante........
