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Agenda De Pascale per l'alternativa

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02.03.2026

Sicurezza (più Gabrielli che Minniti), garantismo, tutela della manifattura e del potere d’acquisto delle famiglie, sostegno al’Ucraina senza se e senza ma. Le priorità del presidente dell’Emilia-Romagna

Moltiplicare i Cpr non è la soluzione, si torni all'accoglienza diffusa

Moltiplicare i Cpr non è la soluzione, si torni all'accoglienza diffusa

Nardella: "L'apertura di De Pascale sui Cpr sia lo spunto per una discussione pragmatica nel Pd"

Nardella: "L'apertura di De Pascale sui Cpr sia lo spunto per una discussione pragmatica nel Pd"

Più che un manifesto, è una richiesta di aggiornamento a tutto campo. Il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale non la lancia con studiata ambizione personale, non è un predellino per scendere a Roma. Vuole solo contribuire fattivamente alla costruzione di un centrosinistra più attrattivo e competitivo. Così in questa oretta passata a colloquiare a braccio col Foglio, in pausa pranzo, spostandosi da Bologna a Modena, il “governatore” delinea quali sono, a suo giudizio, le priorità per una sinistra che sia vera alternativa alla destra: dalla sicurezza “che come ha detto proprio la segretaria Schlein, deve diventare una priorità del Pd, sapendo coniugare prevenzione e repressione, integrazione e legalità”. I modelli cui guardare? “Se devo semplificare, personalmente, preferisco quello di Franco Gabrielli a quello dell’ex ministro Marco Minniti”. Passando per proposte concrete che guardino a un’idea di sviluppo, di politica economica, tirando in ballo anche le politiche energetiche adottate dal governo: “Capisco i produttori di energia, ma non possiamo difendere utili milionari che si basano solo sulla redditività degli investimenti fatti in energia. L’imperativo è difendere la manifattura, che altrimenti rischia di sparire, e il potere d’acquisto delle famiglie”. Ma anche da una generale messa in discussione di alcuni tabù che riguardano anche (e soprattutto la sinistra): “Il vero problema in questo paese è il mancato rispetto della presunzione d’innocenza, che vale tanto per i poliziotti quanto per i medici così come per qualsiasi altro soggetto. Un qualcosa che purtroppo non viene toccato dal merito della riforma della giustizia”. Ma De Pascale ne ha anche sulle questioni estere e si sbilancia a dire agli alleati che “il sostegno all’Ucraina dovrebbe essere la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per avere una politica estera comune”. 

Anche sull’attacco di Israele e Stati Uniti in Iran la posizione del presidente emiliano romagnolo è chiara: “Non aver dato in questi anni un supporto più concreto e determinato alla resistenza iraniana è una grave colpa dell’occidente ma con la strategia eversiva e unilaterale del presidente Trump si possono anche raggiungere obiettivi condivisibili nell’immediato, come la caduta del regime sanguinario e teocratico dell’Iran, ma il genere umano si incammina nuovamente su un sentiero pericolosissimo”. Su questioni più politiche, poi, De Pascale è convinto che il cambio di legge elettorale sia “un errore e una scorrettezza della destra, che quantomeno dovrebbe aprire un confronto reale con le opposizioni”. Anche perché a suo giudizio il modello era quello usato da Meloni nel 2022: “Con l’attuale legge elettorale chi all’interno della coalizione prende più voti dovrebbe essere incaricato di fare il premier”. Mentre con la legge presentata in Parlamento si aprirebbe uno scenario primarie di coalizione tutto ancora da vedere.

Ma con il presidente dell’Emilia-Romagna, ex sindaco di Ravenna, esponente del Pd riformista, un uomo pragmatico, che non ha mai fatto prevalere posizionamenti identitari a soluzioni concrete, partiamo dal dossier che più nelle ultime settimane ha contribuito a un clima turbolento, anche all’interno della sua stessa maggioranza regionale: la sicurezza. La settimana scorsa, dopo venti giorni d’attesa, è stato infine bollinato il nuovo decreto sicurezza. C’è qualcosa di quell’intervento che in qualche modo condivide? “Lo dico come premessa: io non sono uno di quelli che pensano che le misure introdotte dal governo siano liberticide, mettano in pericolo la libertà e la democrazia, questo no. Do però un giudizio molto severo perché credo siano totalmente inefficaci”, dice De Pascale. Nel testo licenziato dal Quirinale c’è la famosa stretta sui coltelli, i fermi preventivi di 12 ore che però devono passare dal vaglio dei pm. E anche l’estensione delle zone rosse. “E’ evidente che qualsiasi soluzione che vada verso la riduzione a zero della diffusione di armi non può che vedermi totalmente favorevole, lo dico senza se e senza ma. Altri provvedimenti mi sembra però che continuino a non centrare il punto:  studiare misure specifiche di contrasto ad alcuni particolari reati che sono predatori e reati di violenza contro le persone, su cui dovremmo focalizzare il 100 per cento della nostra azione. Perché alla fine gli italiani di  cosa hanno paura? Hanno paura dei furti in abitazione, delle aggressioni o delle attività illecite che si svolgono in alcune zone delle città, in particolare attività collegate allo spaccio, ai furti, a episodi di violenza, che a volte intersecano sfere come quelle della salute mentale o i soggetti pericolosi che lo stato non è in grado di gestire. Questo secondo me è il focus. Per cui capisco l’attenzione sulle manifestazioni, tutti temi legittimi, ma quando gli italiani chiedono sicurezza di questo parlano”. Troppo spesso gli interventi del governo sembrano essere dettati da fatti di cronaca a cui si vuole reagire sull’onda dell’emotività. Sul caso dell’indagine sull’agente di Polizia Carmelo Cinturrino, accusato di omicidio volontario a Rogoredo, s’è creato un effetto boomerang per la destra che forse ha messo a repentaglio anche l’urgenza di quel pacchetto di norme. “Io credo che in Italia il vero problema sia la presunzione d’innocenza”, riflette allora De Pascale sollecitato sull’argomento. “In questo paese se sei oggetto di un’indagine subisci delle conseguenze concrete, reali nella tua vita. Vale per i poliziotti, ma vale anche per i medici di Ravenna legati alla vicenda Cpr, così come anche ovviamente per gli eletti nelle istituzioni e i comuni cittadini”. Il riferimento a Ravenna è legato alle accuse rivolte ad alcuni medici che avrebbero, secondo l’accusa, fornito certificati falsi così da ostacolare i rimpatri di alcuni ospiti del........

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