L’ex presidente della Camera critica l’istituzione di un Csm per i soli requirenti: «Si creerebbe una casta autoreferenziale e i conflitti aumenterebbero»
Il dibattito sulla riforma della giustizia in Italia non è mai una questione puramente tecnica ed è, da oltre trent’anni, il terreno di scontro su cui si misurano i limiti del potere, l’autonomia degli ordini e la tenuta democratica del Paese. In questo scenario, la voce di Luciano Violante - già magistrato, già esperto della giustizia del Pci e già presidente della Camera - risuona con il peso di chi ha attraversato le stagioni più turbolente del rapporto tra politica e toghe.
Se uno degli intenti della riforma è riequilibrare i rapporti di forza tra il potere politico e la magistratura, ponendo fine a quella “guerra dei trent'anni” iniziata con la stagione di Mani Pulite, secondo Violante, il mezzo scelto – la separazione delle carriere – rischia di produrre l’effetto diametralmente opposto. Invece di una magistratura più equilibrata, potremmo trovarci, sottolinea, di fronte a una magistratura inquirente trasformata in un corpo separato, privo di quel “bagno di cultura del giudizio” che oggi deriva dalla comune appartenenza dei pm e dei giudici allo stesso ordine. Insomma, la creazione di un Csm dedicato esclusivamente ai pubblici ministeri........
