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Dalla "Legge Reale" al Decreto voluto da Veltroni, per mezzo secolo il Pci e i suoi eredi hanno inseguito la destra sul suo terreno senza però ottenere nulla

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09.02.2026

Per la sinistra italiana, anzi per il Pci, poi nell’ordine Pds-Ds-Pd, la sicurezza è sempre stata una croce. Legge e ordine è per definizione il cavallo di battaglia degli avversari, la parola d’ordine spesso vincente della destra in tutto il mondo. Ma il tentativo di contendere su quel terreno perdere la propria identità e soprattutto gli elettori meno inclini alle misure emergenziali si è rivelato sempre molto arduo e spesso impossibile.

Se si dovesse indicare una data, anzi una legge, che segna la prima svolta a U della sinistra si dovrebbe risalire alla legge Reale, quella che al saldo è costata qualcosa come 625 morti in 15 anni. Al momento del suo varo, nel 1975, il Pci la osteggiò decisamente. Quando nel 1978, in piena emergenza terrorismo, fu sottoposta a referendum abrogativo, però, non solo il partito di Berlinguer diede indicazione di votare contro l’abrogazione ma definì “eversivi” i favorevoli al quesito. I comunisti avevano cambiato idea e sarebbero rimasti securitari, in nome dell’antiterrorismo, per tutti gli anni ’80.

Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci e primo del Pds, provò a invertire la marcia tornando al garantismo. Il suo partito votò convintamente contro le misure emergenziali antimafia varate subito dopo l’assassinio di Falcone anche a costo di scontare critiche durissime. Il problema si pose però in dimensioni ben maggiori quando lo stesso Pds si trovò al governo, tra il 1996 e il 2001, con tre premier diversi: Prodi, D’Alema e Amato. Nel 1998 il governo Prodi varò la prima legge severa di contrasto all’immigrazione, la Turco-Napolitano, quella che inaugurò i Centri di permanenza temporanei e le espulsioni........

© Il Dubbio