Il regime reprime nel sangue e orchestra la "contro protesta". Trump: «Teheran ha chiamato, vogliono trattare, forse colpiremo prima». Ma si esclude l’intervento armato
Decine, centinaia, probabilmente migliaia di salme avvolte da sacchi cerati neri giacciono negli obitori, sui cigli delle strade, nei magazzini, nei capannoni. Attorno l’aria è piena di lamenti e grida dei parenti giunti a riconoscere i resti dei propri cari uccisi nel corso delle manifestazioni. Il regime iraniano ha iniziato a stringere la sua morsa mortale sulle proteste che da ormai quindici giorni stanno infiammando il Paese e che hanno raggiunto tutte le 31 province della Repubblica islamica.
Come segnalato dall’ong Netblocks il blocco ad internet e alle comunicazioni è ancora attivo (la connettività è all’1% dei livelli normali) e, secondo quanto riportato dall’attivista Ilia Hashemi sui suoi canali social, le forze si sicurezza del regime starebbero conducendo perquisizioni nelle case per sequestrare i modem satellitari che permettono l’aggiramento del blocco, il cui scopo principale è quello di non permettere al mondo di vedere le atrocità commesse dal regime iraniano sui manifestanti. Qualche video però è riuscito a passare tra le strette maglie delle sorveglianza digitale e a mostrare al resto del mondo le immagini che ritraggono soldati iraniani sparare sui manifestanti.
Secondo........
