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Il regime reprime nel sangue e orchestra la "contro protesta". Trump: «Teheran ha chiamato, vogliono trattare, forse colpiremo prima». Ma si esclude l’intervento armato

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12.01.2026

Decine, centinaia, probabilmente migliaia di salme avvolte da sacchi cerati neri giacciono negli obitori, sui cigli delle strade, nei magazzini, nei capannoni. Attorno l’aria è piena di lamenti e grida dei parenti giunti a riconoscere i resti dei propri cari uccisi nel corso delle manifestazioni. Il regime iraniano ha iniziato a stringere la sua morsa mortale sulle proteste che da ormai quindici giorni stanno infiammando il Paese e che hanno raggiunto tutte le 31 province della Repubblica islamica.

Come segnalato dall’ong Netblocks il blocco ad internet e alle comunicazioni è ancora attivo (la connettività è all’1% dei livelli normali) e, secondo quanto riportato dall’attivista Ilia Hashemi sui suoi canali social, le forze si sicurezza del regime starebbero conducendo perquisizioni nelle case per sequestrare i modem satellitari che permettono l’aggiramento del blocco, il cui scopo principale è quello di non permettere al mondo di vedere le atrocità commesse dal regime iraniano sui manifestanti. Qualche video però è riuscito a passare tra le strette maglie delle sorveglianza digitale e a mostrare al resto del mondo le immagini che ritraggono soldati iraniani sparare sui manifestanti.

Secondo........

© Il Dubbio