Ridiamo tanto dei me. L’autofiction dissacrata a teatro
Proseguiamo e chiudiamo la breve campionatura di giovani autori intorno ai 30 anni che ha scelto come registro il comico, la satira, giocando con paradossi e contraddizioni del nostro tempo, asfissiato da una proliferazione dell’umorismo (dai social ai potenti che fanno Meme) che mette a rischio lo specifico dell’autorialità comica se tutto è “da ridere”. Nella prima parte, parlando di Niccolò Fettarappa e il suo ultimo lavoro “Orgasmo”, citavo l’ironia che l’autore rivolgeva, tra le altre cose, anche all’iper-individualismo del desiderio di sé (se ne parla da quella pietra miliare che fu “La cultura del narcisismo” di Christopher Lasch del 1979, e poco dopo Margaret Thatcher pronunciò l’apologia del neoliberismo chiudendo in un suo discorso con la frase apodittica: rispetto al capitalismo “There is no alternative”).
Se Fettarappa si concentra sui risvolti lavorativi, collettivi, di questa deriva solipsistica, Caterina Filograno e Leonardo Manzan con il narcisismo ci giocano simulando come “Non c’è alternativa” all’egotismo del “self”).
“Anche in casa si possono provare emozioni forti” mette al centro la casa di famiglia, Villa Tajani, e racconta gli intrecci genealogici di........
