Così lontana così presente. Riflessioni sull’Europa dalla Washington di Trump
Pochi giorni a Washington non possono che servire a farsi un’idea di massima dello stato del dibattito di politica estera e in particolare delle relazioni con l’Europa. Eppure una serie di incontri con funzionari della Delegazione Ue presso gli Stati Uniti e l’ambasciata italiana, nonché con esperti di think tank con diverso orientamento di politica estera come il Center for American Progress (di dichiarata vocazione progressista), l’Atlantic Council e il German Marshall Fund (campioni della tradizione atlantista degli Stati Uniti), la Brookings Institution (bastione dell’internazionalismo e, incidentalmente, per un periodo datore di lavoro di chi scrive) e il Quincy Institute for Responsible Statecraft (nato pochi anni fa con la missione di dare maggiore voce ai “restrainers”, gli scettici dell’interventismo globale Usa) hanno fornito spunti che arricchiscono le riflessioni di chi studia la politica estera dalla distante e provinciale Italia.
Una prima impressione è che l’Europa sia allo stesso tempo lontana e presente nel lavoro quotidiano di chi si occupa di relazioni internazionali a Washington – e anche oltre, come vedremo.
L’Europa è lontana perché chiaramente è sempre meno una priorità strategica. Al di là delle ben note idiosincrasie dell’amministrazione Trump nei confronti del Vecchio Continente – che in certi ambienti (anche molto in alto) sfociano in aperta ostilità –, l’allentamento dei legami transatlantici nella mente di politici ed esperti americani sembra difficilmente contestabile, anche se molti (soprattutto tra gli esperti) se ne lamentano.
Il punto non è tanto che non si riconosca il potenziale strategico di un rilancio del legame transatlantico; è che si hanno poche idee su come farlo e ancor meno volontà di investirvi. I quadri del governo, quelli che al Dipartimento di Stato, al Pentagono e in altre agenzie governative con una dimensione esterna gestiscono il day by day della politica estera e di difesa Usa, continuano a essere inseriti in meccanismi istituzionalizzati di comunicazione, coordinamento e cooperazione transatlantica. Ma anche a questo livello arriva, dietro le quinte, la raccomandazione agli europei di investire sì nel mantenimento e potenziale rilancio della relazione con gli Usa, ma anche di costruirsi alternative qualora l’ostilità dall’alto dovesse........
