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Alla fine di calcio si parla sempre

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25.09.2026

Di mio nonno che se la prendeva sempre con Beppe Savoldi perché ai tempi era il più forte, e non gli andava perdonato nulla. A Savoldi non bisognerebbe perdonare mai d’aver voluto cantare, qualche rigore sbagliato ci può stare. Di radioline attaccate all’orecchio, e le voci di Ameri e Ciotti e gli "scusa Ameri, ma il Napoli si è portato in vantaggio". Di mia madre che ripete all’infinito: "E mo’ basta cu stu pallone". Di tutte le volte che almeno qui, almeno a cena, insomma è Natale, qui di calcio non si parla.

Anche di questo racconta Francesca Serafini nel suo Di calcio non si parla (La Tartaruga, 2026, introduzione di Claudia Durastanti). Un libro incantevole che torna, per fortuna, in libreria, in una nuova edizione ampliata, perché di calcio non si parla, ma sempre se ne parla, anche tacendo, se ne parla vivendo; spesso è la cosa comune, è l’argomento. Un libro sociale, contro gli stereotipi che guarda più all’accoglienza che all’appartenenza.

Il modo in cui racconta questa meravigliosa (per alcuni fastidiosa) abitudine, Francesca Serafini, è unico, un poco a questo libro ti ci affezioni.

Intendo dire che non avrei saputo trovare un modo migliore per raccontare questa storia che è anche la mia, ed è di molti di noi. Il calcio in famiglia è come quello splendido........

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