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Alta Badia: turismo sostenibile tra passeggiate e cocktail al pino cembro

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17.03.2026

L’Alta Badia non si limita ad essere una destinazione geografica nel network del celebre Dolomiti Superski, ma si configura come un vero e proprio manifesto di un lifestyle alpino evoluto, dove la verticalità delle vette incontra una cultura dell’accoglienza che ha fatto della green transition la propria cifra stilistica.

Con una stagione invernale che quest’anno si estende fino al 7 aprile, il comprensorio offre 130 chilometri di piste perfettamente tenute, servite da impianti high-tech come la nuova cabinovia “La Crusc 1”, progettata per ottimizzare il flow dei flussi e ridurre quindi l’impatto ambientale. La mission non soltanto dell’Alta Badia, ma dell’intero Alto Adige, è infatti quello di puntare a un turismo che sia quanto più sostenibile possibile, green e slow.

Anche perché, oltre l’adrenalina delle discese e dello sci, la zona di Badia rivela tesori da scoprire nella quiete, come il Santuario di Santa Croce a La Crusc; qui, ai piedi del Sasso di Santa Croce, il silenzio è interrotto solo dal fruscio dei boschi, offrendo un’esperienza di quietcation che anticipa il mood estivo, fatto di esplorazioni lente e trekking d’alta quota tra i prati dell’Armentara.

Deep Nature: l’immersione sensoriale nei segreti del bosco

Quando la neve lascia spazio al verde o si trasforma nel set perfetto per le ciaspolate, il bosco diventa il protagonista assoluto di una strategia turistica basata sul contatto profondo con la natura.

Camminare tra i pini e gli abeti non è solo esercizio fisico, ma un’immersione sensoriale che trova la sua massima espressione nelle attività organizzate da guide esperte. Tra queste c’è Helga, anima della Baita L’Tamà: esperta conoscitrice della flora locale, Helga organizza passeggiate a tema finalizzate a decodificare i segreti delle piante e degli alberi, trasformando un semplice sentiero in un percorso di forest bathing consapevole.

Dai percorsi panoramici verso il Ranch da André fino ai sentieri che collegano La Villa e San Cassiano, ogni itinerario è pensato per minimizzare l’impronta ecologica, promuovendo una mobilità dolce che valorizza l’ecosistema dolomitico senza alterarne i fragili equilibri.

Il legame simbiotico con il territorio si sposta poi all’interno della Baita L’Tamà, dove il legno di cirmolo — celebre per le sue proprietà rilassanti e antibatteriche — definisce non solo il tasting, ma anche l’offerta esperienziale.

I laboratori creativi guidati da Helga permettono infatti di manipolare le materie prime del bosco per realizzare prodotti benefici: dalle tisane rigeneranti agli sciroppi artigianali, fino alla creazione di gin botanici che racchiudono l’essenza delle Dolomiti.

È una forma di artigianato sensoriale che culmina in innovativi aperitivi al pino cimbro, dove il profumo resinoso del legno diventa un ingrediente gourmet. Questo approccio trasforma la sosta in baita in un momento di edutainment sulla sostenibilità, dove si impara che ogni fiore e ogni corteccia hanno un valore terapeutico e gastronomico da preservare con cura.

L’esperienza fine dining in quota segue questa narrazione, mescolando sapientemente tradizione ladina e contaminazioni contemporanee in strutture rigorosamente wood-made.

Il rifugio I Tablà è stato costruito con una maestria artigianale dalla falegnameria di Nagler Holzbau, come d’altronde anche la Baita L’Tamà, che ha però recuperato legno antico da quella che era un tempo una stalla. A I Tablà la cucina tradizionale si accompagna a una carta dei vini ricercata, mentre i cocktail aromatizzati al pino offrono un’alternativa al classico après-ski.

Altra tappa da non dimenticare è il rifugio Ütia Bioch a 2079 metri, con all’esterno una grande terrazza panoramica sulle Dolomiti e dentro il piacere di scoprire una fornitissima cantina nel seminterrato, con possibilità di degustazioni e spesso meta di vip che non vogliono essere disturbati.

Per chi invece cerca un’atmosfera più glamour, il Club Moritzino a 2100 metri di quota propone sea food alpino, dove la freschezza del pesce incontra le vette rocciose in un contrasto sofisticato, ma coerente con la qualità del territorio.

Ogni location, dalla storica Taverna Posta Zirm di Corvara alle baite più remote, sottolinea l’importanza di utilizzare ingredienti di stagione e materiali naturali, confermando che l’eccellenza culinaria non può prescindere dal rispetto per l’ambiente.

Il cerchio della sostenibilità si chiude nell’ospitalità dell’Hotel La Müda a Badia, una struttura aperta da poco che incarna il concetto di estetica alpina evoluta.

Progettato dallo studio Castlunger Homes con una visione che fonde il design contemporaneo alla secolare tradizione ladina, l’hotel utilizza il legno non come decorazione, ma come elemento strutturale primario, garantendo un comfort termico naturale e un basso impatto ambientale.

La realizzazione è stata affidata ancora una volta alla falegnameria Nagler Holzbau, un’eccellenza locale certificata con il “Marchio Sostenibilità Alto Adige”. Per chi voglia toccare con mano la lavorazione del legno ne suggeriamo una visita su prenotazione: emergeranno passione per il dettaglio e gestione etica delle foreste.

Soggiornare a La Müda significa dunque abbracciare una filosofia familiare, che vede nell’ospitalità green una fonte di vita e ispirazione, offrendo agli ospiti un rifugio dove il lusso è armonia durevole con il paesaggio delle Dolomiti.

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