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Referendum, ha vinto l'anti-propaganda

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24.03.2026

Mentre i salotti e le toghe cantano "Bella Ciao", il Paese reale rivendica il diritto di non dover più studiare per capire come farsi fregare. Ha vinto l'anti-propaganda.

Ora che il "derby" o la sindrome da referendum è finito, è tempo di tirare le fila. La realtà è esattamente l’opposto di quella descritta dai commentatori dell'ultima ora: siamo di fronte a un dato filantropicamente più disastroso di quanto appaia, ma anche più lucido.

A chi inneggia alla presunta inaffidabilità dell’italiano — improvvisamente trasformato in "italiota" perché troppo spaventato dal cambiamento per decidere "bene" — la risposta cambia tinta: non è più paura, è ammissione di consapevolezza. In un clima dove la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici (spesso sotto la soglia critica del 30% nei rapporti sociologici recenti), il "No" non è pigrizia, è autodifesa. Quando il cittadino non si fida di chi propone il "nuovo", la comfort zone del presente diventa l’unico rifugio razionale.

C’è qualcosa di profondamente distonico nel vedere magistrati saltare al ritmo di canti partigiani. Un coro decontestualizzato, svuotato di senso, usato come scudo morale per........

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