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La saga dei droni in montagna: l’appendice del turismo cafone senza regole né rispetto

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04.08.2026

Alzi la mano chi ha un drone e lo ha usato per uno scatto “instagram friendly” sul lago di Sorapis. Bello, tanti cuoricini sui social sicuramente. Meglio prendere nota su dove ci troviamo. La gemma naturale a quasi 2000 metri di altitudine in provincia di Belluno è parte del parco naturale delle Dolomiti d’Ampezzo. Non un dettaglio: su quella porzione di terra il volo dei droni è vietato. Lo dicono anche i cartelli che si trovano sul posto, ma che molti ignorano.

L’aumento dei droni in montagna, luoghi complessi e dagli equilibri sempre più fragili, è un dato di fatto. C’è chi lo vede come l’ennesimo capitolo della saga “turisti cafoni”. Quale sia il motivo poi, poco importa.

Gli effetti della presenza eccessiva di questi strumenti in zone protette e parchi naturali sono chiari a tutti. Il ronzio disturba gli animali, anche in fasi critiche come la nidificazione. Il vento a volte inaspettato può far perdere il controllo del velivolo che poi viene abbandonato.

Usarli in zone a elevata presenza umana aggiunge il rischio di colpire qualcuno. C’è poi il lato soccorsi. Vigili del fuoco e volontari del soccorso alpino usano l’elicottero per raggiungere possibili alpinisti dispersi e feriti. La presenza di droni è un intralcio che rischia di costare vite umane.

Il problema non è nato oggi, e c’è chi ha preso la questione particolarmente a cuore. È il caso di Giorgio Poschiavin dalla Val di Fassa. Si è guadagnato il titolo di “Südtirol Alto Adige Ranger” per aver bloccato oltre cento droni che rischiavano di cadere nel lago di Carezza, in Trentino Alto Adige.

Poschiavin ha seguito un corso di formazione apposito e oltre a bloccare droni consiglia e accompagna i turisti. In quella zona si cercano soluzioni da tempo, come sottolinea Andreas Agreiter, vicedirettore........

© Corriere delle Alpi