menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

L’ultima resistenza chavista e la diplomazia Usa: come si è arrivati alla liberazione degli ostaggi in Venezuela

12 1
14.01.2026

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Dopo 14 mesi di trattative fallite l’accelerazione con la caduta di Maduro

All’inizio la moneta di scambio pretesa da Nicolás Maduro era l’ex ministro chavista Rafael Dario Ramirez, già responsabile dell’Economia e del Petrolio tra il 2002 e il 2014 e presidente della compagnia statale per l’estrazione del greggio, poi ministro degli Esteri e rappresentante del suo Paese presso l’Onu. Battaglia persa in partenza.

Dopo essere diventato un oppositore del successore di Chavez, infatti, Ramirez è riparato in Italia: nel 2020 il Venezuela ne ha chiesto l’estradizione, ma nel 2021 lui ha ottenuto lo status di rifugiato politico. Niente rimpatrio, quindi. A quel punto Caracas ha avviato una partita giudiziaria italiana, trasmettendo alla Procura di Roma carte che hanno fatto aprire un procedimento penale a suo carico con l’accusa di peculato e riciclaggio per presunti investimenti con denaro di provenienza illecita, ma a maggio 2024 i pubblici ministeri hanno chiesto l’archiviazione.

Accordata dal giudice a settembre. Nel frattempo — a luglio — Maduro era stato rieletto presidente per la terza volta, con elezioni contestate dall’opposizione e non riconosciute da gran parte dei Paesi occidentali, e a novembre 2024 (quindi due mesi dopo il mancato processo a Ramirez) in Venezuela sono stati arrestati Mario........

© Corriere della Sera