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Prima del City, l’Arsenal deve battere i suoi fantasmi

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18.04.2026

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Prima del City, l’Arsenal deve battere i suoi fantasmi

Nello sport c’è sempre un avversario più subdolo da battere. Non è quello che ti sta davanti, o a fianco, in carne e ossa, ma quello che si insinua nella testa. Quello che frena gambe e azione anche quando sai benissimo che cosa devi fare. E non finisce bene. Quelli dell’Arsenal hanno una lunga tradizione in proposito, resa immortale da Nick Hornby, nel romanzo Febbre a 90′. Una capacità di farsi del male da soli che trova la sua rappresentazione plastica nella Premier League 1999 quando, da campioni in carica, i Gunners cadono 0-1 a Leeds alla penultima giornata e si vedono sorpassati al primo posto dal Manchester United, ennesima puntata di un duello con protagonisti Arsène Wenger e Alex Ferguson.

In quegli anni il tecnico alsaziano confeziona con l’Arsenal un’ampia serie di secondi posti, bilanciata dai titoli 1998, 2002 e 2004, 13esimo e ultimo per i londinesi. Un appuntamento con la gloria che i tifosi attendono da ben ventidue anni (altro che i mancati Mondiali dell’Italia…) e che temono di veder di nuovo svanire poco prima del traguardo.

Il recupero del City e il fiatone dell’Arsenal

Tutto si decide domenica 19 aprile, a cominciare dalle 17.30, quando il Manchester City ospita l’Arsenal. I londinesi sono in testa con 6 punti di vantaggio (70 a 64), ma i numeri non ingannino perché la squadra di Pep Guardiola ha una partita in meno, il recupero con il Crystal Palace in programma il 22 maggio. I conti sono presto fatti: ai Citizens basta vincere scontro diretto e recupero per portarsi in vetta alla pari. Con un verdetto, a questo punto, sancito dalla differenza reti, oggi sottilissima: +38 per l’Arsenal e +35 per il City. City che, guardando ancora una volta al passato, sa bene come comportarsi in questi casi. Nel 2012 la squadra di Roberto Mancini conquistò il titolo alla giornata finale e nei minuti di recupero, battendo 3-2 il Qpr quart’ultimo con le reti di Dzeko al 91′ e Aguero al 93′. Stessi punti (89) dello United, ma migliore differenza reti (+64 contro +58).

Se il passato insinua dubbi nella testa, anche il presente non aiuta. L’Arsenal ha raggiunto per la seconda volta consecutiva la semifinale di Champions League (affronterà l’Atletico Madrid), rafforzando la propria posizione nell’élite europea. Ma l’ha fatto con il fiatone, con una sola rete nei 180 minuti contro lo Sporting Lisbona, l’avversario che chiunque avrebbe voluto incrociare ai quarti. In più, difettando di quella brillantezza e concretezza che, fino al termine del 2025, lo aveva reso una squadra pressoché impossibile da battere.

La solita eccezione della Premier League

Ancora a inizio marzo la classifica aveva mascherato le incertezze che cominciavano a venir fuori, poi è bastato nell’ultimo turno il ko interno con il Bournemouth per scatenare lo psicodramma. Il City ha travolto il giorno successivo quel che resta del Chelsea e si è portato a 6 punti di distacco. E con la testa ben sgombra dei tormenti che lo stesso Mikel Arteta non sapeva camuffare nel post gara contro lo Sporting. Sul fronte opposto Pep Guardiola ha immediatamente suturato le ferite aperte dall’eliminazione agli ottavi di Champions per mano del Real Madrid: prima ha messo in bacheca la Carabao Cup battendo in finale 2-0 proprio l’Arsenal, quindi ha posto le mani sulla semifinale di FA Cup, in cui affronterà il Southampton. Il club di Championship (la nostra Serie B) che ha eliminato, guarda il caso, proprio i Gunners.

Mente libera, gambe che girano di più, una rosa che dà al tecnico tantissime alternative (basti vedere come si sta integrando Antoine Semenyo, acquisto crac di gennaio) e l’eccitazione della preda che si trasforma in cacciatore. Il City pare aver tutto per riprendersi il titolo strappatogli lo scorso anno dal Liverpool. L’Arsenal, invece, è atteso al momento decisivo per rinnovare l’albo d’oro. Tutto passa dall’Etihad Stadium, nell’unico campionato europeo ancora aperto: il Bayern Monaco ha già stravinto in Germania, il Barcellona in Spagna e l’Inter in Italia hanno piazzato l’allungo decisivo, il Psg può perderlo in Francia solo con un atto di autolesionismo (+4 sul Lens e una gara in meno). L’Inghilterra, ancora una volta, ha scelto di essere eccezione.

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