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La città del basket? È in provincia di Alessandria

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12.04.2026

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La città del basket? È in provincia di Alessandria

Se cercate basket-city, addentratevi nella provincia. Tortona dista una manciata di chilometri da Alessandria, il capoluogo, e qui «ogni famiglia ha un fratello, un cugino, un figlio, un nipote, un padre che almeno un tiro a canestro lo ha fatto». Lo racconta con soddisfazione a Tempi Marco Picchi, presidente del Derthona. Una soddisfazione che aumenta quando ricorda che il club «ha festeggiato quest’anno i 70 anni di vita e che, soprattutto, ha sempre mantenuto la continuità sportiva. Il nostro numero di matricola è il 346, uno dei più antichi».

Qui il basket ha una tradizione consolidata, rappresentata da lunghi anni trascorsi tra i campi minori di provincia, con tantissima Serie C e giocatori nati e costruiti in casa. Fino alla prima svolta, quella del 2008: «Fu una intuizione della famiglia Ghisolfi. Eravamo in C2, potevano essere tesserati gli stranieri. Mettono sotto contratto Naumoski».

Il salto di qualità di Derthona con la famiglia Gavio

Per i pochi che non lo sapessero, Petar Naumoski, play macedone, è stato uno dei più grandi cestisti d’Europa. Con la Jugoplastika Spalato vince due volte consecutive la Coppa dei Campioni (1990 e 1991), top di una carriera cui aggiunge campionati e coppe conquistati in Jugoslavia, Turchia e Italia, dove gioca tra Treviso, Siena e Milano. In quel 2008 ha appena compiuto 40 anni, accetta la sfida di Tortona: «Io ero il capitano», ricorda Picchi, «vinciamo senza incassare una sola sconfitta. Passiamo in C1, tornando in un campionato nazionale. Io mi siedo dietro una scrivania, come dirigente. Nel 2012 andiamo in Serie B e, due anni dopo, in A2 Silver (il campionato era ancora diviso con Gold). Un trionfo inaspettato e un momento storico, ma anche particolare: non possiamo più giocare a Tortona, causa capienza del palazzetto, ci trasferiamo a Voghera».

Tre anni e una nuova svolta, quella che porta alla basket-city di oggi: «Il dottor Beniamino Gavio e la sua famiglia si avvicinano al club. Gli danno il marchio Bertram (azienda di nautica di lusso con sede in Florida, ndr) e fanno compiere un ulteriore salto di qualità. Nel 2021, vincendo gara 5 a Torino, saliamo in A1: vi arriviamo dopo avere vinto tutto sul campo, senza fare acquisizioni».

Derthona tra le grandi del basket

Una volta tra le grandi, Derthona si mette subito in evidenza. Se in A2 aveva fatto “triplete”, vincendo anche la Coppa Italia 2018 e la Supercoppa 2019, in A1 si piazza nel gruppo di testa: semifinalista ai playoff 2022 e 2023, finalista in Coppa Italia nel 2022 e 2026, perdendo entrambe le volte con Olimpia Milano. E quest’anno la quarta partecipazione ai playoff è ormai più di un traguardo. Una stagione in cui, finalmente, la squadra è rientrata a Tortona dopo aver disputato le prime di A1 a Casale Monferrato. Da settembre ha infatti una nuova casa, che va oltre il semplice palazzetto.

La Nova Arena fa parte di una moderna cittadella dello sport, voluta dalla proprietà e intitolata a Marcellino e Pietro Gavio (fondatori del gruppo, innanzitutto operativo nella gestione di infrastrutture autostradali), in cui concentrare tutta l’attività, dalla prima squadra alle giovanili, con strutture che rispondono a ogni esigenza: dei giocatori, dei tecnici, dei dirigenti. Vi gioca anche il Basket Club Castelnuovo Scrivia, che ha preso il nome Derthona. Non c’entra nulla con il club maschile, ma questo rende la città una delle tre in Italia ad avere una squadra in Serie A in entrambi i campionati, insieme con Venezia e Sassari.

Un impianto che «significa tutto per noi»

«Questo impianto significa tutto per noi», continua Picchi, «siamo tornati tra la nostra gente dopo dodici anni, in un luogo dove ci alleniamo quotidianamente e aperto alla città. È una risorsa importante, che ci ha permesso di ospitare il debutto della Nazionale maschile di Luca Banchi e la finale di Coppa Italia femminile. Ora possiamo anche permetterci di pensare a un ritorno nelle coppe europee, dopo l’esperienza in Basketball Champions League tra 2023 e 2025».

Un impianto da 5.000 posti può sembrare un azzardo per una realtà di 25.000 abitanti: «È vero, siamo una delle tre più piccole in Europa, insieme a una spagnola e a una ceca, a giocare in una prima lega europea. Ma quest’anno uno degli aspetti più positivi è stato proprio il pubblico: una media di 3.500 presenti, con i sold out contro Trapani e Milano. Tortona ci sta dando una grande risposta e, per noi, è uno stimolo ancora più forte».

«Qui si fa basket con idee e serietà»

Per arrivare fin dove? «Vogliamo essere riconosciuti come un luogo dove si fa basket in un certo modo, con idee e serietà. Siamo l’unica realtà piemontese in Serie A, abbiamo un progetto Open che abbraccia quasi 100 società, affiliate a noi nei soggetti giovanili. Ci sentiamo un punto di riferimento. Ogni tanto c’è emozione per il percorso fatto, dai tempi in cui giocavamo in una palestra contro Valenza e Serravalle Scrivia, con una manciata di tifosi. La famiglia Gavio ci ha dato un altro orizzonte, un’altra prospettiva. Viviamo un sogno, in cui speriamo di sollevare un giorno un trofeo, che la proprietà meriterebbe. Con orgoglio Tortona ha messo una bandiera sulla cartina europea del basket. I giocatori stranieri sanno che ci siamo e scoprono un luogo piccolo ma bello da vivere, a misura d’uomo e vicino a grandi città. Vengono qui e si sentono parte di una comunità».

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