Havel è un eroe, Carney no
Mark Carney, primo ministro canadese, ha ragione quando denuncia l’ipocrisia dell’Occidente che per tanti anni ha reso omaggio al diritto internazionale come il fruttivendolo di Vaclav Havel che a Praga esponeva in vetrina il cartello con la scritta “Proletari di tutto il mondo unitevi”: entrambi sapevano che si trattava di una finzione ed entrambi lo facevano per amor di quieto vivere e per un tornaconto nell’immediato.
Ha torto quando propone una coalizione delle medie potenze come risposta all’arroganza delle superpotenze che hanno deciso di rinunciare persino alla finzione. Sulla prima questione abbiamo già snocciolato tante volte il kyrie eleison delle infrazioni del diritto internazionale – da parte di paesi liberaldemocratici, comunisti, islamisti, terzomondiali – che per decenni hanno preceduto i recenti exploit di Vladimir Putin e di Donald Trump, perciò non ci torniamo. Sul perché l’alleanza delle medie potenze non sia la soluzione della crisi attuale vale la pena approfondire.
Il vero problema delle potenze medie
Con poche eccezioni – le tre principali sono l’Ucraina, Taiwan e la Groenlandia – il problema prioritario delle medie potenze non è la politica delle superpotenze, ma sono i conflitti di interesse con altre medie potenze, quelle che confinano con loro o che appartengono alla stessa regione. Trump, come è noto, si vanta di aver mediato armistizi e accordi di pace che avrebbero messo fine a otto guerre.
Il discusso elenco comprenderebbe il conflitto fra Armenia e Azerbaigian, quello fra Thailandia e Cambogia, quello fra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo, quello fra India e Pakistan, quello fra Serbia e Kosovo, quello fra........
