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La sindrome di Down e della felicità al “villaggio” del Sant’Orsola
Oggi, 21 marzo, si celebra la Giornata Mondiale della Sindrome di Down. Le iniziative abbonderanno, la copertura mediatica per difendere i diritti all’inclusione delle persone con la trisomia 21 anche. Lo abbiamo scritto tante volte: è un gran bene. Oggi tanti uomini e tante donne racconteranno chi sono i loro figli, fratelli, amici, genitori, oggi aziende e società racconteranno progetti importanti e necessari che noialtri applaudiremo, sentendo prezioso e prossimo il bene e il futuro di ciascuno di quei figli, fratelli, di qualunque età e provenienza, con un’anomalia cromosomica, la più frequente.
Ma c’è un “villaggio”, al policlinico Sant’Orsola di Bologna, di cui Tempi vi ha più volte raccontato, dove un team di specialisti aiuta le famiglie a scoprire che razza di dono sia un figlio affetto da trisomia 21 ogni giorno dell’anno. Non c’è esempio di compagnia (e sanità) più eccezionale di quello che si vive in questo ambulatorio diretto da Chiara Locatelli, “ereditiera” del professor Guido Cocchi, “padre buono” per centinaia e centinaia di genitori che dal 1978 sciamano qui da tutta Italia per essere seguiti e accompagnati con i loro bambini e ragazzi. Un villaggio che ha moltissimo da dire a tutti noi. Per l’occasione vi invitiamo a guardare questo servizio realizzato dal giornalista Francesco Spada per Obeya, trasmesso su TvBologna mercoledì scorso. Una giornata all’interno dell’ambulatorio con le interviste ad alcuni genitori che raccontano la loro storia familiare, alla dottoressa Locatelli e al professor Cocchi.
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