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Mp e il “caso Mangiagalli”. La guerra in difesa della vita nascente

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06.01.2026

Alla fine degli anni Ottanta a Milano il Movimento Popolare intervenne più volte in difesa di Leandro Aletti e Luigi Frigerio, due medici della clinica Mangiagalli di Milano che avevano denunciato la pratica di aborti vietati dalla legge 194 sull’interruzione della gravidanza e per questo avevano subìto ritorsioni sul posto di lavoro. Di questa vicenda e del clima politico a Milano e nel resto d’Italia intorno alla questione dell’aborto trattano molte pagine del libro “Carne, ossa, muscoli e tendini. In difesa della vita nascente” (Gribaudi), una sorta di autobiografia scritta da Leandro Aletti nel 2017 (qui una nostra recensione). Proponiamo di seguito alcuni estratti. I titoletti sono aggiunti dalla redazione.

* * *

Alla fine del 1988 emerse quello che la stampa definì in seguito “caso Mangiagalli”. Tutto originò da una denuncia fatta da me e Frigerio al quotidiano Avvenire, nell’estremo tentativo di evitare un aborto “terapeutico” al quinto mese di gravidanza e far conoscere l’irresponsabile leggerezza con cui si autorizzavano gli aborti tardivi. Una leggerezza che noi e altri medici obiettori segnalavamo da anni, senza mai essere ascoltati. La data fissata per l’intervento era il 28 dicembre. Alla base della sentenza di morte pronunciata sulla bambina in grembo, c’era un semplice cromosoma in più. Secondo la diagnosi prenatale, la bambina aveva infatti quella che in gergo medico si chiama sindrome della tripla X: in pratica, correva principalmente il rischio di una menopausa precoce. […]

Il nostro tentativo di salvare quella vita si rivelò vano. Dambrosio e Brambati [due medici non obiettori della clinica Mangiagalli, ndr] eseguirono l’aborto, con l’estrazione dall’utero di una bambina del peso di circa 280 grammi. […] Subito dopo l’aborto, Dambrosio partì all’attacco contro i “guardiani ciellini” dell’obiezione di coscienza,........

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