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35 gradi e 0 scuse

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23.09.2026

Fa freddo, copritevi. Oppure: fa caldo, idratatevi, evitate le ore peggiori, e se avete tante primavere, per carità, attenti alle estati.

Le temperature estreme sono un argomento così banale da costituire un esempio tipico nei corsi di giornalismo, quando si tratta di formulare titoli secondo canone e capire che cosa costituisca o meno una notizia: il freddo e il caldo, è il sottotesto, non lo sono; al massimo possono tappare qualche buco nei menabò.

Negli ultimi anni, però, con il Mediterraneo che è diventato uno degli angoli del pianeta dove il termometro sale più in fretta, quella banalità ha cambiato natura ed è diventata una voce di bilancio, perché è sempre più spesso una causa di morte e un capo d’imputazione. Conviene partire da questo scarto di percezione: dove l’opinione comune vede un fastidio passeggero, i numeri raccontano un rischio di lavoro a tutti gli effetti, misurabile, prevedibile – sanzionabile. La novità e la notizia stanno proprio qui.

A dare la misura del fenomeno ha pensato lo studio congiunto di INAIL e CNR uscito sulla rivista Environmental Research all’inizio del 2025, il primo a incrociare temperature e incidenti giorno per giorno: oltre 4.000 infortuni l’anno in Italia sono riconducibili in modo diretto al caldo estremo, con un costo per la collettività che sfiora i 50 milioni di euro fra assicurazioni e una gestione che comprende anche le cure. I danni cominciano molto prima dello svenimento, perché il calore intacca le funzioni che diamo per scontate, come la stabilità sui piedi o la prontezza dei riflessi. Le superfici sull’impalcatura scottano, le mani sciolgono la presa in sudore, gli occhi si annebbiano all’improvviso: così una giornata torrida si trasforma in un incidente evitabile.

Non è neanche tutto, tra l’altro. Anche là dove non si avesse passione per la sicurezza, c’è un argomento altrettanto forte che riguarda la produttività: quando si rallenta o ci si ferma nelle ore bollenti, l’efficienza cala in media del 6,5%, e sotto sforzo fisico intenso può precipitare fino all’80%. È un’emorragia nota anche oltre confine: secondo il Lancet Countdown, nel 2023 il pianeta ha perso 512 miliardi di ore di lavoro per il troppo caldo; l’equivalente di 835 miliardi di dollari svaniti, quasi la metà in più rispetto agli anni Novanta. In pratica, il caldo estremo scioglie anche i profitti.

Il conto più salato, però, lo paga il corpo, come avviene molto spesso, sul lavoro. L’estate del 2023, secondo lo studio dell’IsGlobal di Barcellona pubblicato su Nature Medicine, è costata all’Italia 12.743 morti da calore, il numero assoluto più alto del continente europeo; e sarebbe finita peggio, perché senza i progressi dell’adattamento – allarmi, piani anticalore, abitudini nuove – il bilancio UE di quell’anno sarebbe lievitato di un altro 80%.

C’è un’altra notizia, per chi immagina vittime solo fra gli anziani fragili: accanto agli ultrasessantacinquenni, le statistiche segnalano un picco proprio fra i lavoratori più giovani, quelli che il rischio lo sottovalutano e incassano i turni peggiori, senza alcun riguardo per il modo in cui il corpo, sempre lui, dovrebbe abitare certe........

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