Erri De Luca, la democrazia al tempo della sinistra
Da santo a eretico il passo è breve. Più breve di quanto si pensi. Basta chiedere a Erri De Luca. È stato sufficiente che lo scrittore napoletano esprimesse un’opinione non allineata al pensiero dominante della sinistra su Gaza e Israele per trasformarsi, nel giro di poche ore, da intellettuale di riferimento a bersaglio da colpire.
Da simbolo delle battaglie No Tav, da voce autorevole del pacifismo militante, da figura amata dai salotti progressisti, a corpo estraneo da isolare. Sia chiaro: personalmente continuo a essere assai distante da molte delle posizioni sostenute da De Luca nel corso degli anni.
Ma proprio per questo la vicenda merita attenzione. Perché qui non si tratta di condividere o meno ciò che ha detto. Si tratta di capire se in una democrazia sia ancora consentito esprimere un’opinione senza essere immediatamente sottoposti a un processo di delegittimazione.
Le parole finite sotto accusa riguardano il “sionismo”, definito da De Luca come il riconoscimento del diritto del popolo ebraico ad avere una patria nazionale e una difesa necessaria. Un’affermazione che può essere discussa, contestata o criticata, ma che affonda le sue radici nella storia e non certo nell’estremismo politico. Eppure è bastato questo per far scattare il riflesso........
