"Famiglia nel bosco": storia di un’ingiustizia
Più che una storia di giustizia, quella della “famiglia del bosco”, giorno dopo giorno, assomiglia sempre di più ad un calvario, fatto di inutili tormenti e cavillose negazioni.
Emblematico di una gestione processuale tanto arrogante e superficiale quanto feroce e disumana l’ultimo avvenimento: la famosa perizia psichiatrica voluta dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila per stabilire la “capacità genitoriale” dei genitori anglo-australiani della bimba di otto anni e dei due gemelli di sei, dal 20 novembre scorso collocati in una “casa famiglia”, è stata rinviata all’ultimo momento.
Motivo? I giudici si sono dimenticati di sostituire con un altro traduttore l’interprete incaricato in precedenza, di cui tra l’altro non è stata chiarita la causa dell’indisponibilità… Chiunque può sbagliare, certo, ma è difficile non restare allibiti.
Ed è difficile che il cittadino non pensi che, se questo accade in una vicenda giudiziaria sotto tutti i riflettori mediatici del Paese da mesi, figuriamoci cosa può accadere nella normalità dei casi. Anche perché in questa storia quello che davvero sembra mancare sono soprattutto il buonsenso e l’umanità.
Basti pensare che la madre, pur vivendo nella stessa struttura dei figli, può vederli solo 3 volte al giorno e per un periodo molto limitato, mentre il padre addirittura li può incontrare........
