La rivoluzione di chi non corre e il diritto di andare piano
Ci hanno insegnato a rincorrere il tempo. Forse nessuno ci ha mai insegnato davvero a viverlo. C'è una domanda che dovremmo avere il coraggio di farci, ogni tanto: perché corriamo? Corriamo al mattino per non arrivare tardi. Corriamo al lavoro per fare di più. Corriamo dietro agli impegni, alle scadenze, alle telefonate, ai messaggi a cui dobbiamo rispondere immediatamente. Corriamo persino quando non sappiamo bene dove stiamo andando.
E, cosa ancora più sorprendente, abbiamo cominciato a sentirci in colpa quando ci fermiamo. Viviamo nell'epoca della velocità. Tutto deve essere immediato: una risposta, una consegna, una carriera, una relazione, perfino la felicità. Siamo diventati consumatori di tempo e, paradossalmente, più strumenti abbiamo per risparmiarlo, più ci sembra di non averne mai abbastanza. Ma forse il problema non è che il tempo ci manca.
Forse il problema è che non riusciamo più ad abitarlo. Un tempo aspettare era normale. Oggi l'attesa è diventata quasi un'offesa. Se un messaggio resta senza risposta per qualche minuto, ci chiediamo cosa sia successo. Se un risultato tarda ad arrivare, pensiamo di aver fallito. Se un ragazzo non sa ancora cosa farà della propria vita a diciott'anni, qualcuno è pronto a dirgli che è in ritardo. In ritardo rispetto a cosa?
E soprattutto: chi ha deciso che la........
