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Tra potere e legalità servono regole chiare

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16.06.2026

Le cronache della scorsa settimana raccontano dell’ennesima vicenda investigativa che ipotizza tentativi di corruzione giudiziaria. Questa volta, ad essere attinto dalle accuse è l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti – numero due dell’istituzione – nonché presidente del collegio dei revisori dei conti del Consiglio superiore della magistratura, Tommaso Miele.

Questi non è divenuto presidente della Corte, con ogni probabilità, per un improvvido post rinvenuto anni fa sul suo profilo social, contenente giudizi non proprio lusinghieri sull’operato referendario dell’ex premier Matteo Renzi, ed è giunto perciò a coprire solo – si fa per dire – lo scranno immediatamente più basso in quella magistratura.

Il contesto della vicenda è gira intorno al Ponte sullo stretto di Messina. E prima che questi retroscena si conoscessero, sapevamo che la Corte dei conti si fosse opposta, negando la registrazione, al provvedimento del Governo che aveva approvato il controverso progetto per la realizzazione del collegamento stradale e ferroviario che avrebbe dovuto definitivamente mettere in archivio l’antonomastico mito di Scilla e Cariddi, i due mostri che secondo la legenda avrebbero infestato le agitate acque che separano l’estremo sud calabro dall’ammaliante Trinacria.

In sostanza, essendosi venuta a conoscere l’intenzione dei giudici contabili di mettersi di traverso rispetto a quella ambiziosa opera – accomunata da tempo alla presunta megalomania berlusconiana, da quando lo statista milanese ne fece oggetto qualificante del proprio programma di ammodernamento del Paese –........

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