La giungla del traffico tra arroganza e pericoli
È notizia di questi giorni che il numero degli incidenti stradali con esiti letali o causa di gravi menomazioni registrati dalle cronache e dalle statistiche epidemiologiche, va assumendo livelli molto preoccupanti. Si parla, in effetti, di un ferito grave ogni sette giorni e di una casistica quotidiana di fenomeni meno gravi, ma sempre segno indiscutibile di un’incidentistica intensa, dovuta a condotte di guida sconsiderate. In realtà, l’esperienza dello stile di guida cittadino è a dir poco sconcertante. Praticamente, non v’è condotta illecita che non sia registrata costantemente da chiunque affronti la strada ed i suoi accadimenti.
A partire dalla sosta selvaggia, sì proprio selvaggia, che riduce gli spazi della strada riservati alla circolazione e fa d’ogni transito un’avventura, sempre suscettibile d’autentici agguati per il moltiplicarsi di angoli ciechi che impediscono la visuale e dunque di prendere tempestive misure per evitare investimenti e scontri. La condotta di guida dei motociclisti è ormai da tempo qualcosa d’ineffabile: non v’è norma del codice della strada che non venga stracciata da autentici centauri, esperti nella pratica della gincana che ininterrottamente attuano incuranti del pericolo, presupponendo negli automobilisti prontezza di riflessi ed abilità di guida, forse presumibili in piloti professionisti ma certamente assenti nel guidatore medio, anche in quello sperimentato come il napoletano.
Il senso vietato a piena velocità è pratica e sempre più diffusa, che viene esercitata con la massima........
