L’AI cambia lavoro e vita tra sfide e nuovo realismo
Le “Considerazioni generali” che annualmente il Governatore della Banca d’Italia dirama da palazzo Koch hanno la scorsa settimana posto l’attenzione essenzialmente su due componenti indispensabili allo sviluppo del Paese: formazione di ‘capitale umano’, così ormai si definiscono le persone che devono prepararsi al lavoro, per un verso, e risorse energetiche, per l’altro. Costruire persone adatte al mondo produttivo, significa ormai qualcosa di molto preciso: acquisire competenze tecnologiche adeguate a servirsi dell’intelligenza artificiale, il convitato, tutt’altro che di pietra, d’ogni discorso attuale. Praticamente, non c’è analisi di contesto che non indichi in questa formidabile innovazione, la chiave di volta del futuro.
Ogni organizzazione, non di qui a poco, ma già da ora non può farne a meno, se non intende candidarsi all’emarginazione dai processi produttivi e più generalmente economici, ma anche culturali e di strutturazione sociale. È, l’AI, un qualcosa d’immanente in ogni realtà, una presenza ad un tempo straordinaria e che atterrisce, come un tempo lo era il sacro: è in ogni momento della vita, incomprensibile in ogni suo risvolto, ma per ciò stesso ancor più condizionante, perché in grado di presentarsi inaspettato in forme molteplici e cangianti, particolarmente performanti. I luoghi in cui l’AI viene elaborata e perfezionata senza sosta – il che vuol dire: resa sempre più potente ed inevitabile – sono concentrati, all’incirca per il 60 % negli Usa, e però il gigante cinese sta........
