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Il potere privo di saggezza può davvero farci male

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08.09.2026

In occasione della morte dell’imperatore Claudio, Lucio Anneo Seneca compose un’operetta in prosa e versi, l’Apokolokýntosis. Il fine moralista si diede ad una critica irridente ed alquanto caustica del potere politico, e in particolare del suo vertice, l’imperatore.

Ce l’aveva parecchio con il tiranno Claudio, che l’aveva condannato all’esilio in Corsica, esilio dal quale sarebbe riuscito a rientrare, alla morte dell’imperatore appunto. E come tutti i veri filosofi, riuscì a tradurre in riflessione ironica la sua personale esperienza. Di quel prosimetro, un distico rimase famoso: “re o matti si nasce”. E fu ripreso dall’umanista Erasmo che vi dedicò uno dei suoi mirabili Adagi.

Conoscendo bene il carattere e gli eterni vizi degli uomini di potere, il grande filosofo olandese, paladino della tolleranza, si provava a fornire consiglio ai moderni principi perché bene esercitassero i loro compiti: “non nell’ampliamento dei confini, non nell’espropriazione dei confinanti per forza d’armi consiste la gloria del principe: ma nel promuovere la prosperità del dominio che gli è toccato in sorte, a forza di giustizia, di parsimonia e altre arti di pace”; la guerra al contrario, “partorisce tutta una caterva di iatture, al completo”.

Evidentemente, l’uomo non è mutato da allora e c’è da credere che non muterà; non un passo avanti s’è compiuto verso quella saggezza che aveva da sempre già scorto obiettivi da perseguire e limiti umani da cui ripararsi. Non solo non un passo avanti, ma anzi molti indietro,........

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