I “soldati perduti” nella guerra che smarrisce e svuota
Una guerra la si può vincere o perdere, ma chi le sopravvive non sarà mai né un vincitore né uno sconfitto: egli ne uscirà trasformato per sempre e porterà con sé la logica distruttiva della guerra fino alla fine dei suoi giorni.
Ed è così che nasce la figura emblematica del “soldato perduto”. Nasce davvero tardi, ma affonda le sue radici in una lunga preparazione emotiva, in un lungo percorso in cui Storia, passioni e sofferenze si mescolano tra loro. Dapprima viene il soldato che vive la paura e l’orrore del campo di battaglia, l’uomo che la guerra svuota di ogni certezza.
Più tardi, negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, con le guerre francesi d’Indocina e d’Algeria, le parole “soldats perdus” diventarono anche una definizione storica e politica. Ed è da quel momento che nel mondo letterario europeo si torna indietro nel tempo per rileggere quella vasta tradizione avente come sfondo il rapporto tra la guerra e l’universo dei soldati e dei reduci come il racconto lento e insieme tumultuoso della storia di figure smarrite, sospese tra eroismo e caduta.
Nel tardo Ottocento la narrativa........
