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Quegli amori senza compromessi. Da Vanoni a Sandrelli fino alla devozione per Paola: “Sono il suo uomo-oggetto”

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25.03.2026

Gino Paoli con Stefania Sandrelli e la figlia Amanda. A destra con l'ultima moglie Paola Penzo

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Roma – La prima fu una signora di mezza età in una casa chiusa di Genova. In carne, praticamente una zia. Giurò a se stesso che se quello era il sesso non l’avrebbe fatto mai più. Poi ci pensò la vita. Il ragazzino pensoso traumatizzato da una mamma repressiva diventò l’uomo che amava le donne, ricambiato. Era Gino Paoli, occhi di ghiaccio e fuoco in penombra. Ruvido, lucido, un po’ storto. Irresistibile. Due matrimoni, all’inizio e alla fine del viaggio. Anna Fabbri fu la prima moglie nel 1957, Paola Penzo la donna sposata nel 1991 con cui ha attraversato la stagione matura: decisiva, così ammetteva, per la sua sopravvivenza. E in mezzo amori esagerati, quei nomi che facevano sognare e arrossire l’Italia: Ornella Vanoni, Stefania Sandrelli, rimaste amiche sue e del pubblico oltre le convenzioni e il perbenismo.

Era Paola però che voleva incontrare per prima nell’aldilà. Perché sapeva che l’avrebbe preceduta, avrebbe dovuto aspettare e confidava poco nelle comunicazioni fra il qui e l’altrove: “Se ci fosse un modo mio nonno Gino, che era un gigante, lo avrebbe sicuramente trovato”. Paola lo lasciava dormire dodici ore e passare le altre dodici sul divano, per lei aveva abbandonato i due pacchetti di Marlboro fumati fino alle soglie dei novanta ed era passato allo spipettare elettronico, se non è amore questo. Si definiva il suo “uomo-oggetto”, ammetteva di non sapere fare niente senza di lei. Il biglietto di auguri per il compleanno di Ornella, la delega al dolore per la sua morte: “Non ho avuto il coraggio di svegliarlo per dirgli che se n’è andata – confessava Penzo frastornata – non so come farò. Doveva venirci a trovare fra qualche giorno, la stavamo aspettando”.

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La bellezza e il mistero delle famiglie allargate, gli angoli del passato smussati nel presente in cui c’è posto per tutti. Dell’ultima moglie, quella che si carica addosso i ricordi e a volte raccoglie i cocci, non si dice mai abbastanza bene. Gino aveva conosciuto Paola quando lei aveva 15 anni ed era una fan di Dino, quello di Te lo leggo negli occhi. Discoteca di Sassuolo, fascia pomeridiana causa giovane età: lei poco più che bambina, lui vissutissimo con un figlio avuto da Anna Fabbri e una figlia dalla non ancora maggiorenne Stefania Sandrelli, nati nello stesso anno. Ballarono un lento, la ragazzina quasi svenne e lui lanciò un paracadute: “Torna quando hai compiuto i sedici”. Paola tornò e non se ne andò più, diventò la madre dei suoi figli (Niccolò e Tommaso) non fu scoraggiata dall’uomo che incarnava il politicamente scorretto in fatto di sentimenti e tutto il resto.

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Era un grande sostenitore dell’errore (“Senza non cresci, non migliori”) e dichiarava un solo rimorso: essere stato indifferente al dolore provocato per amore: “A quali donne non lo dico tanto lo sapete già. Però sono rimasto amico di chi ho amato e per loro ci sarò per sempre”. Era sposato con Anna Fabbri e in attesa di un figlio quando intrecciò la relazione scandalosissima con Stefania Sandrelli ancora minorenne. Nel 1964 nacquero Giovanni (morto lo scorso anno) e Amanda Sandrelli. E prima ci fu la storia breve e rovente con Ornella Vanoni, la donna che lo “aiutò a liberarsi dai sensi di colpa” ma non abbastanza.

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L’11 luglio 1963 Paoli decise che poteva bastare così e si sparò nel petto, ma la pallottola si incastrò vicino al cuore e lì è rimasta. Aveva 29 anni, scelse una Derringer per non impressionare la madre con un salto dal balcone. Prima però provò con le pillole e il Calvados e al suo capezzale si ritrovarono Stefania, la moglie Anna e la Vanoni. “Io e Gino ora andiamo molto d’accordo – ha ripetuto la Sandrelli negli ultimi anni –, la passione che mi ha legato a lui mezzo secolo fa si è trasformata nell’ammirazione sconfinata per il suo talento”. Alla fine è come se nella stanza accendessero le candele, lui lo spiegava bene: “Ti accorgi di tutto. Stronzate eh, tipo la bellezza di un fiore. Frequenti di più la vita, dormi tanto e sogni tantissimo. L’unico guaio è che gli amici se ne sono quasi tutti andati”.

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