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Il corpo che torna a sparire: come abbiamo ha archiviato la body positivity

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14.04.2026

Modelle alla Milano Fashion Week dello scorso settembre

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C’è un’immagine che gira da qualche stagione e che molte di noi hanno visto scorrere sui feed senza riuscire a smettere di guardarla: una modella sulla passerella di McQueen, pantaloni a vita bassissima, i fianchi che sporgono come si vedeva nei redazionali di Vogue degli anni Novanta. La stessa inquadratura che ricordavamo sul Cioè che leggevamo a 15 anni, o sulle riviste di nostra mamma, che ritagliavamo e attaccavamo agli specchi della nostra camera, dentro l’armadio o sul diario credendo che fossero un modello, non un problema. Ora, con il doppio degli anni e qualche consapevolezza in più, eravamo convinte di esserci lasciate certe immagini di riferimento alle spalle. Ma i dati dicono di no.

I numeri che si ripetono

Sulle passerelle per la primavera/estate 2026 hanno sfilato 9.038 look. Il 2% indossati da modelle di taglia media, lo 0,9% da modelle plus size. Il restante 97,1% a modelle di taglia standard: 36, 38, al limite 40. Sono i dati del Vogue Business Size Inclusivity Report, pubblicato nell’autunno 2025. A Milano, solo 4 dei 60 brand in calendario hanno usato modelle oltre la 40. Non sono numeri neutri. Sono la prova provata che un decennio di dibattito pubblico, di copertine storiche, di manifesti sull’inclusività corporea si è concluso con un sostanziale nulla di fatto. Il corpo femminile, nel 2025, è tornato a dover rispettare un canone preciso: magro, giovane, taglia 40 massimo. Vi ricorda........

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