Fabio Capello: "Rifiutai la Cina per mia moglie. Con Pasolini parlavo di calcio, Berlusconi mi disse di studiare da manager Fininvest”
Fabio Capello, 80 anni, ha guidato da allenatore (tra le altre) Milan, Real Madrid, Juventus e la nazionale inglese
Milano – Don Fabio Capello, auguri. In realtà se nessuno vedesse la sua carta d’identità sarebbe difficile darle 80 anni...
“Grazie, qualche piccolo acciacco a livello fisico non manca. Però mi sono mantenuto bene e soprattutto non mi tingo i capelli che restano naturali”.
E poi, come si dice in certi casi, l’importante è restare giovani dentro...
“Ho basato la mia vita su pochi ma essenziali concetti: educazione, disciplina, rispetto e lavoro. Così resto sempre sul “pezzo“ e non mi annoio...”.
Riavvolga il film dei suoi primi ottant’anni: e mi parli di quel ragazzo di Pieris che tirava calci al pallone sulle rive dell’Isonzo, diventato prima giocatore di serie A e poi un tecnico vincente nel mondo. Qual è la prima cosa che le viene in mente?
“Ripenso sempre da dove sono partito. E quindi mi rivedo giocare a due passi da casa con i miei amici. Avevo uno zio calciatore (Mario Tortul, ndr), e pensavo spesso: Vorrei diventare come lui. Ci speravo davvero. E poi pian piano quel sogno è diventato realtà”.
Fra campo e panchina, il ricordo più bello?
“Ce ne sono tanti, un’infinita scalata di emozioni dove ogni gradino sembra piu bello di quello precedente. Se proprio dovessi scegliere un episodio allora dico Wembley, novembre 1973, in casa dei maestri del football. La mattina del match un tabloid di Londra aveva titolato in maniera provocatoria: “Stasera 20mila camerieri allo stadio“, offendendo i nostri connazionali che lavoravano all’estero. Gli inglesi avevano........
