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“Il regime iraniano resiste, era preparato alla guerra. Possibile operazione di terra”

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04.04.2026

L'Iran resiste agli attacchi Usa e israeliani

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Roma, 4 aprile 2026 – “Prima dell’avvio delle operazioni Roaring Lion ed Epic Fury le capacità dell’Iran erano sicuramente significative. A partire dal giugno del 2025, l’arsenale iraniano è stato, tuttavia, soggetto all’erosione degli ingaggi che ci sono stati con Israele. Sulle stime impattano un processo che è in divenire e il fattore tempo”. È quanto afferma l’analista Emmanuele Panero, responsabile del Desk Difesa e Sicurezza del CeSI commentando le indiscrezioni dell’intelligence Usa, citate dalla Cnn, secondo cui sarebbe ancora intatta una quota significativa delle capacità militari di Teheran.

Panero, giunti al 36esimo giorno di guerra a che punto sono le operazioni?

“C’è una progressione nella campagna e negli obiettivi che il comando centrale Usa e le Idf si sono dati a livello operativo: il degradamento del complesso militare industriale iraniano e delle sue capacità militari, soprattutto con riferimento al segmento navale e missilistico. Ma per raggiungere questo obiettivo ambizioso, considerato l’arsenale di Teheran e l’estensione geografica del teatro di operazioni, serve ancora del tempo”.

Ma l’Iran sembra resistere.

“Si è preparato al conflitto distribuendo le sue capacità. Nonostante l’impatto disarticolante delle operazioni sulle capacità di comando, controllo e comunicazione di Teheran, continuiamo ad assistere a lanci continuativi anche su obiettivi di alto valore, come le basi Usa, con risultati concreti in alcuni casi”.

La risposta di Teheran si è fatta più debole?

“Oggi i lanci di rappresaglia sono scesi intorno alla decina, ventina di missili: una quota estremamente ridotta rispetto all’inizio del conflitto. Ma questo perché se, sullo stesso spazio di territorio, si riducono i bersagli, diventa più difficile individuarli e andarli a neutralizzare”.

L’ipotesi di un’operazione di terra da parte degli Usa è verosimile?

“È una possibilità: l’Amphibious Ready Group della USS Tripoli è già arrivato nel quadrante e l’Amphibious Ready Group della USS Boxer è in avvicinamento insieme a una brigata dell’82esima divisione aviotrasportata. Questo consente all’amministrazione statunitense di cambiare la condotta delle operazioni”.

Si arriverà a un negoziato come stanno auspicando i più?

“È plausibile ma solo quando l’amministrazione Trump e il governo israeliano riterranno di aver raggiunto gli obiettivi prefissati. Sebbene le posizioni siano molto distanti arrivare a una vittoria militare definitiva è difficile. Una chiave centrale per la conclusione delle operazioni riguarda il destino dei 440,9 kg di uranio arricchito al 60%, al se e come queste riserve di uranio verranno esfiltrate dal Paese”.

Quanto durerà il conflitto?

“C’è un limite logistico di sforzo bellico, di sostenibilità delle operazioni militari nel tempo che ci fa propendere più su una durata di settimane: si era parlato di un periodo tra le quattro e le sei, e ora siamo alla quinta. Ma è difficile fare stime”.

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