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Petrolio il balletto dei prezzi: sfonda quota 100 dollari a barile. Borse a picco, poi il rialzo con le rassicurazioni di Trump

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09.03.2026

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a Bruxelles (Ansa)

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Milano, 9 marzo 2026 – L’emergenza non è più solo militare o diplomatica: è ormai pienamente

economica ed energetica. La guerra nel Golfo ha riportato il petrolio vicino alla soglia psicologica dei 100 dollari, con punte fino a 120, e ha costretto il G7 a mettere sul tavolo l’arma più estrema disponibile nel breve termine: l’utilizzo coordinato delle riserve strategiche. Un’escalation fermata solo in chiusura dalle parole di Trump ("La guerra in Iran è praticamente finita"), che hanno avuto il comprensibile potere di calmare le fibrillazioni e far chiudere Wall Street addirittura in rialzo. Fa paura la possibilità concreta di uno shock fisico dell’offerta globale.

Il punto nevralgico resta lo Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita una quota decisiva del greggio mondiale. Le difficoltà di navigazione, con decine di navi ferme e quasi cento petroliere bloccate secondo il quadro emerso al G7, stanno alimentando la percezione che la crisi possa non essere temporanea. È proprio questo elemento a spingere i prezzi: il mercato sta ragionando su una possibile interruzione prolungata dei flussi energetici. Se il collo di bottiglia di Hormuz dovesse durare, il balzo del Brent oltre i 120 dollari diventerebbe uno scenario tutt’altro che teorico. Da qui la discussione tra i Sette grandi.

L’ipotesi allo studio, sotto l’egida dell’Agenzia internazionale dell’energia, è quella di liberare tra 300 e 400 milioni di barili, una quota molto rilevante delle scorte disponibili. Sarebbe uno degli interventi più ampi mai tentati e verrebbe utilizzato un meccanismo attivato solo in circostanze eccezionali: dalla prima guerra del Golfo all’uragano Katrina, fino alle due crisi seguite all’invasione russa dell’Ucraina. Emmanuel Macron ha confermato che il G7 è orientato verso "misure tecniche" di questa natura, anche se sul piano politico l’intesa non è definitiva. Il vertice di emergenza di Parigi e il nuovo confronto tra i ministri dell’Energia serviranno proprio a capire se l’Occidente è pronto a passare dalle parole ai barili.

La tensione, però, si riflette già in modo evidente sui mercati. Le Borse asiatiche sono finite sotto pressione, quelle europee hanno bruciato altri 116 miliardi di capitalizzazione in una sola seduta, mentre gas e petrolio hanno continuato a salire. Il rischio è quello di una nuova stagflazione, evocata apertamente anche dal commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis. E ai prezzi del greggio raddoppiati si aggiungerebbe quello di un doppio rialzo dei tassi della Bce, scontato al 70% dai mercati: scenario che "sarebbe grave" secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. "Non dimentichiamo la lezione della guerra contro l’Ucraina", si legge in un post sui social del ministero dell’Economia. Colpire la domanda con tassi più alti, in un contesto di crescita già debole, rischierebbe di aggravare il problema invece di risolverlo.

Per l’Italia il punto è ancora più delicato. Il nostro è un Paese manifatturiero, energivoro, fortemente esposto agli shock esterni. Le stime richiamate dall’economista Carlo Cottarelli fotografano bene il pericolo. Se un aumento del 10% del petrolio taglia circa 0,1 punti di Pil, con un greggio a 120 dollari l’Italia perderebbe almeno un punto di crescita, scivolando verso la recessione in assenza di contromisure pubbliche. E non finisce qui: un doppio rialzo dei tassi da parte della Bce, oggi sempre più scontato dai mercati, appesantirebbe il costo del debito e restringerebbe ulteriormente il credito all’economia reale. Per Roma sarebbe il peggiore dei mondi possibili: crescita in frenata, conti pubblici più fragili e uscita dalla procedura per deficit eccessivo di nuovo a rischio. Sul fondo si inserisce anche la mossa russa. Vladimir Putin offre petrolio e gas all’Europa, purché da Bruxelles arrivi "un segnale". E’ una proposta che ha un evidente peso politico prima ancora che commerciale: Mosca prova a rientrare nel gioco energetico europeo proprio nel momento di massima vulnerabilità del continente

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