Petrolio di Mosca sbloccato, scontro fra Ue e Stati Uniti. Hegseth: Hormuz riaprirà /
Navi ferme davanti allo Stretto di Hormuz
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Roma, 14 marzo 2026 – È sempre più lo stretto di Hormuz l’arma che l’Iran ha deciso di usare per contrastare l’offensiva americana. E lo stop al traffico delle petroliere e gasiere, oltre a bruciare migliaia di miliardi di euro nelle principali Borse mondiali (1.162 solo in europa), ha avuto l’effetto di innescare un nuovo scontro fra Usa e Ue. Pomo della discordia, la decisione di Trump di “scongelare” per 30 giorni l’acquisto di petrolio della Russia, in deroga alle sanzioni decise dopo l’invasione dell’Ucraina. Sanzioni confermate ieri da Unione Europea e Gran Bretagna. Mentre, da Mosca, non si nasconde una certa soddisfazione: “Impossibile senza di noi stabilizzare il mercato dell’energia”.
Per Washington si tratta di una mossa mirata per aumentare l’offerta di greggio e far abbassare i prezzi, di fronte al blocco dell’export dovuto alla crisi iraniana. Di tutt’altro avviso il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa: “Una decisione unilaterale molto preoccupante, in quanto ha un impatto sulla sicurezza europea”, perché “l’allentamento delle sanzioni aumenta le risorse russe per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina”. Anche la Commissione europea “resta convinta che il tetto massimo al prezzo del petrolio e le sanzioni contro la Russia siano ben mirate e debbano rimanere in vigore anche nell’attuale situazione di volatilità dei mercati petroliferi”. Quanto allo stretto di Hormuz, sarebbe necessario un intervento sotto l’egida dell’Onu.
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Infuriato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky: “Così non si aiuta la pace”. Stesso copione in ambito G7, dove era stato concordato il tetto al petrolio russo. “Sei dei membri del G7 hanno detto in modo molto, molto chiaro che considerano sbagliata la revoca delle sanzioni contro la Russia”, ha detto un portavoce del governo tedesco.
A far salire la tensione anche l’indiscrezione, pubblicata sul Financial Times, di trattative “sottobanco” di Italia e Francia con l’Iran per far scattare il disco verde per le imbarcazioni dirette verso i due Paesi. Del resto è Teheran a decidere chi passa, e ‘autorizza’ alcune navi.: ieri una con bandiera turca e due navi che trasportavano Gnl diretto in Inzia. La notizia è stata seccamente smentita da Palazzo Chigi e dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Il ministro della guerra americano Pete Hegseth ha promesso ieri che Hormuz riaprirà: “Non ci sono prove che l’Iran lo abbia minato”. Un articolo del New York Times di ieri sostiene però il contrario: Teheran avrebbe usato piccole imbarcazioni.
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Ma la verità è che negli Usa, così come in Europa, serpeggia sempre di più la preoccupazione sugli effetti che una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe avere sulle economie e, in particolare, sui prezzi. Ieri, solo due navi, una indiana e l’altra turca, sono riuscite ad attraversare il canale. A marzo sono riuscite a percorrere indenni lo stesso tratto solo 77 navi. Un anno fa erano oltre 1.220. E poco importa se ieri Trump ha tuonato contro i comandanti delle petroliere, invitandoli senza mezze parole a “tirare fuori” gli attributi e sfidare l’Iran. Diverse navi sono però già state attaccate (con affondamenti e morti).
Nel frattempo, la deroga di 30 giorni al petrolio russo decisa da Trump per tutti i Paesi potrebbe portare sul mercato oltre 100 milioni di barili, pari a quasi la produzione mondiale giornaliera. Petrolio che oggi viaggia a bordo della cosiddetta “flotta ombra”, quella utilizzata da Putin per aggirare le sanzioni occidentali e che comprende tra le 155 e le 435 petroliere, oltre a navi di supporto fino a un massimo di 591 unità. Trasporta circa 3,7 milioni di barili al giorno, il 65% del commercio via mare di petrolio russo, per un fatturato annuo tra 87 e 100 miliardi di dollari.
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