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Le città perdute che nessuno ha mai trovato: perché il nostro cervello non riesce a smettere di cercarle

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25.09.2026

Da Atlantide a El Dorado, passando per Shambhala, Zerzura e Thule: il fascino delle città perdute racconta il nostro bisogno di mistero, scoperta e mondi alternativi

Forse Atlantide non è mai esistita. Forse El Dorado non è mai stata una città e Shambhala non è nascosta da qualche parte fra le montagne dell’Himalaya, in attesa che un esploratore sufficientemente coraggioso riesca finalmente a raggiungerla. Eppure, a distanza di secoli, continuiamo a cercarle, a immaginarne i palazzi, a disegnare mappe dei loro possibili confini e a chiederci se, sotto uno strato di sabbia o nelle profondità di un oceano, non si nasconda ancora qualcosa capace di cambiare tutto quello che crediamo di sapere sulla storia dell’umanità.

La cosa interessante è che non abbiamo nemmeno bisogno di credere davvero alla loro esistenza per esserne affascinati. Basta osservare una ricostruzione digitale di Atlantide, con le sue cupole sommerse e la luce che filtra attraverso l’acqua, oppure immaginare una città d’oro inghiottita dalla vegetazione amazzonica, per avvertire quella particolare combinazione di meraviglia, nostalgia e desiderio di scoperta che le città perdute riescono a suscitare meglio di qualsiasi altro luogo. Una nostalgia paradossale, naturalmente, perché riguarda qualcosa che non abbiamo mai visto e che, in molti casi, probabilmente non è mai esistito.

È proprio qui che la questione diventa interessante: perché continuiamo a desiderare luoghi che forse non troveremo mai? E che cosa racconta di noi questa ostinazione nel credere che esista ancora, da qualche parte, un mondo sottratto alla nostra conoscenza?

La psicologia delle città perdute: il mistero è più potente della risposta

Nel 1994 lo psicologo ed economista comportamentale George Loewenstein pubblicò su Psychological Bulletin uno studio destinato a diventare un riferimento nella ricerca sulla curiosità umana. La sua teoria, conosciuta come information-gap theory, suggerisce che la curiosità nasca quando percepiamo una distanza fra ciò che sappiamo e ciò che vorremmo sapere: è proprio questa lacuna a generare il desiderio di cercare una risposta.

Le città perdute sembrano costruite appositamente per abitare quello spazio.

Di Atlantide conosciamo il nome, una descrizione antica e il racconto della sua scomparsa, ma non possediamo una localizzazione verificata né prove archeologiche che confermino l’esistenza della civiltà descritta da Platone. Di El Dorado abbiamo testimonianze storiche e oggetti realmente esistenti, ma non la città favolosa che generazioni di esploratori hanno inseguito. Shambhala, invece, appartiene a una tradizione religiosa nella quale la geografia del regno è inseparabile dal suo significato spirituale.

Ognuna di queste storie ci consegna abbastanza elementi per immaginare un luogo, ma non abbastanza per chiudere definitivamente il mistero, ed è questa incompletezza a renderle così difficili da abbandonare.

Esiste poi un secondo meccanismo psicologico, particolarmente interessante nell’epoca delle immagini generate digitalmente: la capacità di una storia di assorbire completamente la nostra attenzione.

Gli psicologi Melanie Green e Timothy Brock hanno studiato questo fenomeno, chiamato narrative transportation, mostrando come l’immersione in un racconto possa influenzare le convinzioni e le valutazioni di chi lo ascolta o lo legge, anche quando la storia viene presentata come un’opera di finzione.

È una distinzione importante, perché spiega come si possa essere perfettamente consapevoli della natura leggendaria di Atlantide e, contemporaneamente, provare un’emozione autentica davanti alla sua rappresentazione.

Non dobbiamo necessariamente convincerci che una città esista per desiderare che esista.

E forse il motivo per cui queste storie resistono tanto a lungo è proprio la loro capacità di offrirci qualcosa che il mondo contemporaneo concede sempre più raramente: la sensazione che ci sia ancora un luogo impossibile da raggiungere, impossibile da fotografare e impossibile da conoscere completamente.

Atlantide, la civiltà che........

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