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Femminicidio, la magistrata Paola Di Nicola Travaglini: «Non chiamiamola tragedia familiare»

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31.08.2026

La sua voce vibra nelle aule dei tribunali e in quelle di qualsiasi consesso in cui si parli di violenza di genere. Autorevole, lucida, appassionata. Paola Di Nicola Travaglini, consigliera di Corte di Cassazione ed ex consulente giuridica della Commissione sul femminicidio del Senato, magistrata tra le più esperte e stimate in Italia, oltre che autrice di libri in materia di Codice rosso e legge sul femminicidio, è solita andare dritta al cuore del problema senza giri di parole. «Nessuno può dirsi fuori da responsabilità di fronte alla violenza maschile contro le donne», dice. «Bisogna intervenire sempre e far comprendere con chiarezza che si sta dalla parte di chi subisce, senza attenuanti e senza giustificazioni». E intanto, il caso di San Giovanni allunga la conta delle vittime.

Di nuovo una tragedia familiare. Di nuovo lacrime e incredulità. Ma anche rabbia e senso di impotenza. Che fare?

«Prima di tutto non chiamiamola “tragedia familiare”. Le parole contano. Quando una donna viene uccisa perché si sottrae al controllo e al potere di un uomo, siamo di fronte a un femminicidio. Le leggi ci sono: ciò che ancora manca è una formazione obbligatoria e diffusa di tutti gli operatori, capace di riconoscere subito la violenza e il rischio di escalation».

Sulla Treccani la parola femminicidio è stata la più cercata dall’inizio del 2026. Indice di una maggiore consapevolezza o semplice segno dei tempi?

«È certamente un segnale di maggiore consapevolezza. Fino a pochi anni fa persino la parola “femminicidio” suscitava........

© Messaggero Veneto