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Dentro villa Webber, la prigione a picco sul mare di Mussolini

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15.08.2026

Sul soffitto sono rimasti l’azzurro e il rosa. Sui muri, chi è già passato di qui, ha lasciato simboli, pensieri e firme. La ringhiera della scala interna resiste alla ruggine, i pavimenti decorati sono sommersi dai calcinacci. Villa Webber, alla Maddalena, sta cadendo a pezzi con ostinata eleganza. Siamo entrati dentro in una mattinata di maestrale, uno di quei giorni in cui il vento finalmente dà sollievo all’isola e sparge l’odore dello scavicchio, l’elicriso che cresce ovunque e che d’estate finisce per confondersi con l’odore stesso della Maddalena. La villa è nascosta dietro gli alberi e la macchia mediterranea. Del giardino curato che la circondava rimangono tracce sparse tra una vegetazione che ormai arriva fin dentro la casa di James Philipps Webber, il ricco viaggiatore inglese che arrivò alla Maddalena a metà Ottocento e nel 1851 acquistò la proprietà di Padule, appartenuta, a Giorgio Andrea Agnés Des Geneys, figura importante della Marina sabauda. Negli anni successivi Webber trasformò la tenuta nella grande residenza che ancora oggi si intravede: torrette merlate, archi, finestre ogivali, richiami neomoreschi e neomedievali. Una costruzione che doveva apparire piuttosto singolare in un’isola di granito, mare e case basse.

SI ENTRA DALLA FINESTRA Molte aperture oggi sono state murate. Quasi al livello del terreno è rimasta aperta una piccola finestra a bocca di lupo che fungeva da cappa aspirante. Da lì si passa piegati e si sbuca nella parte bassa della villa, quella delle cucine e dei locali di servizio. Il maestrale resta fuori di colpo. Dentro l’aria è ferma, umida, sa di terra e di muro vecchio. Poco più avanti si apre una grotta che veniva utilizzata come frigorifero naturale. Oggi è piena di pipistrelli. Da questo locale si sale........

© Libero Quotidiano