Il cattolico di Miami inviato da Trump a Roma: cosa c'è dietro la visita
Quando Marco Rubio arrivò a Roma per l’insediamento di Leone XIV, un anno fa, chiese a Parolin in quale lingua si sarebbero parlati: «Spagnolo, inglese o cubano?». Il cardinale sorrise e disse che la lingua ufficiale era l’inglese, ma aveva ammesso sottovoce che non era «altrettanto bella». Non era cortesia ma il riconoscimento reciproco di due uomini che si capiscono.
Rubio è figlio di esuli cubani, nato a Miami, cattolico praticante, il primo latinoamericano a guidare il dipartimento di Stato. In questa amministrazione, in cui l’emisfero occidentale è priorità e Cuba è un avamposto russo-cinese da neutralizzare, Rubio ha trovato l’unico interlocutore credibile con L’Avana nella Santa Sede, che non ha mai interrotto i rapporti con l’isola, neanche negli anni più bui del castrismo. Quella pazienza ha già dato frutti storici: il Vaticano fu decisivo nella quasi-normalizzazione Obama-Castro del 2014. Oggi lo stesso schema silenzioso si ripete.
Perché gli Usa, delusi, lasciano........
