Dal ritorno del fascismo al "No" femminista: tutte le balle sulla riforma
È che di castronerie (a questo giro referendario) ne son state dette parecchie. Slogan, frasi a effetto, motti che parlano più alla pancia che alla testa, cartelloni di claim pubblicitari ché definirli politici sarebbe un cortocircuito della logica («No ai pieni poteri», scusate ma in che senso? Anzi, per dirla con un ex magistrato oggi favorevole alla riforma della Giustizia, che c’azzecca?): da qualche mese, hanno accelerato nelle ultime settimane, il fronte mai compatto del “campo largo” ha provato a unirsi nella corsa per il referendum, solo che ha avuto un problema. Dato che la metà dei suoi esponenti fino all’altro ieri era favorevole sia al sorteggio per il Csm sia alla separazione delle carriere, si è trovato a corto di argomentazioni. E quindi ha tirato fuori dal cappello quello che ha potuto. Quando è andata bene si è trattato di sciocchezze, quando è andata peggio di falsità mascherate alla bisogna dal eh-ma-così-torna-il-fascismo oppure chi-vota-No-è-femminista o anche questo-è-un-voto-sul-governo-Meloni.
Ecco no. Ma non no sulla scheda verde nei seggi ancora aperti, no a questa narrazione un po’ furbesca, un po’ faziosa, un........
