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L'insostenibile eredità dei figli del Sessantotto

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14.04.2026

La prima cosa di cui ti accorgi, leggendo il romanzo d’esordio di Francesco Currò, è che è abituato a pesare le parole da molto tempo. Ad abbreviare, togliere, evitare di essere ridondante, andare all’osso: non per niente è diventato giornalista all’Ansa, molti anni fa, occupandosi per lo più di finanza ed economia. Da trent’anni è impegnato nella comunicazione d’impresa a livello strategico, ma risulta chiaro che questo romanzo covasse dentro di lui da molto tempo. Probabilmente si specchia in uno dei suoi personaggi che, bisogna dirlo, sono tratteggiati bene. È un libro che si legge con piacere Il coltello della memoria (Rizzoli, p. 240, €18) in cui si sezionano un paio di generazioni, in particolare quella che ha fatto il Sessantotto, per poi vivere il resto della vita rimpiangendo un’occasione perduta – e quella dei loro figli. Che dagli ideali tutto fuorché concreti di padri immaturi e assenti sono rimasti schiacciati dunque desiderano, semplicemente, un mondo fatto di certezze e di serenità, cose che non hanno avuto da piccoli.

UNA VITA DI RIMPIANTI Ma detta così è presa un po’ troppo alla larga, quindi partiamo dalla trama. C’è un........

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