Quei silenzi intrisi di memoria
Ci sono mattine in cui il silenzio pesa più del rumore. E ci sono silenzi che sono intrisi di memoria collettiva
Stamane sono alla stazione di Atocha per prendere un treno, e vengo colpita da una donna di mezz’età che arriva sul binario con un fascio di fiori in mano.
Si guarda attorno, poi i binari ferrosi, e si percepisce chiaramente che vorrebbe adagiare lì il colorito omaggio floreale. Ma poi decide di lasciarlo sul marciapiede.
Le persone che passano attorno a lei non restano indifferenti: si fanno largo ma la guardano con affetto.
Qualcuno addirittura grida allontanandosi “W España”
E io sinceramente divento sempre più curiosa non capendo cosa si sta commemorando .
Allora mi faccio coraggio e chiedo all’uomo in attesa accanto a me.
Era il 2004 e quell’ 11 marzo Madrid venne scossa dal fragore delle esplosioni nelle stazioni di Atocha, El Pozo e Santa Eugenia divenendo teatro del più grave attacco terroristico della storia spagnola.
Una giornata che ha segnato profondamente la Spagna, non solo per la perdita di vite umane, ma anche per le manifestazioni di solidarietà, spontanea e corale che ne seguirono.
Mentre le stazioni diventavano infatti lo scenario di un orrore indicibile, nelle strade della capitale spagnola accadeva qualcosa di straordinario. Non c’è stato bisogno di un coordinamento ufficiale per vedere i tassisti spegnere i tassametri e trasformare le proprie auto in ambulanze improvvisate.
Negli ospedali, migliaia di madrileni si sono presentati spontaneamente per donare il sangue, formando file chilometriche che giravano attorno agli isolati. E nelle ore successive, una reazione composta e silenziosa scese in piazza nonostante una pioggia battente, con un solo interrogativo sulla bocca: “Chi è stato?”
Ma un silenzio assordante fu la principale risposta che voleva così sovrastare il cupo rumore di morte che aveva colpito la città.
E oggi , evidentemente, è ancora così.
È bastata una donna, probabilmente un familiare di una delle vittime di quel tremendo giorno, che adagiando un fiore sul luogo del terrore ha riportato in vita l’umanità di un popolo che anche nel silenzio sa gridare il suo ricordo.
