menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Martino, il pittore

7 0
latest

Ridendo Völund prese il volo….

   Una sera, quando la luna propagava la sua luce argentea, donna Sarita mi racconta la fuga di Martino, sotto l’albero della vite che copre il ciottolato di casa mia. Lui era un ragazzo che aiutava in parrocchia con il solo interesse di una collaborazione spontanea e generosa. Le versioni si sono moltiplicate in paese – ascoltai per mesi le storie dei miei vicini e quelle degli amici di mia madre – però donna Sarita, da buona credente, è sicura di ciò che racconta e sente e che il suo racconto fu dettato in sogno dal vero Spirito Santo.

   Martino, un vicino di donna Sarita, dipinge una Vergine nel giardino di casa sua. Due giorni dopo, disegna con matita nera e pastello un Gesù Cristo sul marciapiede della scuola. Dopo quindici giorni, copia l’immagine di un Sebastiano sofferente all’ingresso della scuola.

   Sulla parete nord, mentre il sole spinge le ombre sul pavimento, mette insieme con i tappi delle bibite, una Vergine colorata.

   La fama di abile promotore di immagini sacre aumenta e corre come un fantasma vivo. Il municipio gli affida un gruppo di angeli per un edificio pubblico. Martino inizia la mattina e lavora ai bozzetti tutto il giorno. La notte, solamente un fuoco nudo riflette sul ciottolato del giardino. Quando l’aria diventa rarefatta e la luce oscura le superfici, Martino sente che il bordo insolito di un osso spinge nel fianco destro della sua spalla. È stanco e si distende su una poltrona collocata per il riposo. Non può stendersi: le fragili piume offrono una resistenza minima e il suo corpo si mantiene quasi verticale.                                                                                 

   Non si spaventa. Sa già cosa lo aspetta. L’ha desiderato tutti i giorni.

   Si alza e continua il suo compito. Il primo angelo è pronto.

   Fa dei passi e il suo corpo, più leggero, si alza dieci centimetri da terra. Le sue gambe tremano nel vuoto. Si arrampica a una scala e senza sforzo sente l’aria allargargli i polmoni. Contempla la luna e sospira. Le stelle formano il miglior tetto delle sue aspirazioni.

   Non ha bisogno di uno specchio. La sua mente lo delinea in pochi tratti.

  Lento, tenace, lavora agli altri angeli. Per tutta la notte, la differenza tra il rapimento e la gravità gli è scomoda, però lentamente fa uscire le sue abilità.Le ore passano e lui, domina la situazione. Si sostiene con un braccio al gradino della scala. Sa già che non metterà più piede a terra.

   Agita i suoi polmoni e sente che sale.

   Finisce il suo compito, libera il suo braccio e si lascia elevare dalla forza naturale delle ali. Da lassù, vede che l’opera è pronta. Da quell’insolita altezza, recita una preghiera per la sua persona, per la sua vita.

Avverte che quella è la sua ultima volta tra gli uomini. Non sente però il bisogno di salutare.

   L’immagine sfocata degli angeli tra le pietre è l’ultima cosa che vede.

   Qualche giorno prima della sua salita, sua zia gli aveva letto la storia di Icaro. Come ispirato da una energia millenaria, chiede che Quello lassù lo illumini e lo porti lontano dal sole.

Traduzione: Flavia Masat

Supervizione: Ana Lia Zamorano


© La Voce d'Italia