“Fine vita”, le regioni rischiano di fare peggio
Un uomo di 59 anni affetto da sclerosi multipla è l’ultimo caso di suicidio assistito. La novità è che il Servizio sanitario lombardo ha organizzato l’intera fase della procedura che porta alla morte volontaria del paziente, compreso il luogo dove compiere la pratica. In precedenza aveva solo verificato la presenza dei quattro requisiti stabiliti dalla Corte Costituzionale nel 2019, senza offrire supporto attuativo. Quanto accaduto ci dà due indicazioni. La prima è che in assenza di una legge nazionale le Regioni elaborano delle proprie linee guida con pratiche differenti, ma sopratutto senza un insieme di principi condivisi. La seconda è che il Servizio sanitario regionale ha deciso che il suicidio medicalmente assistito fosse attuato in una propria struttura, mentre la Corte aveva lasciato il legislatore libero di decidere in quali luoghi effettuare tale pratica. Fatto grave, che mette in........
